|
|
Google dixit
Creato da Larry Page e Sergey Brin, il motore di ricerca
Google nasce nel 1998 sfruttando un metodo di indicizzazione della rete
completamente nuovo. I due programmatori erano convinti che l’importanza
dei siti dipendesse da quante volte fossero citati i loro Url su internet
(Teoria delle Reti).
Grazie a questo sistema fondarono la loro azienda nel settembre dello
stesso anno e dopo un paio di anni Google divenne il più grande
e conosciuto motore di ricerca al mondo.

Home page del sito di Google Italia
Da qualche tempo a questa parte, tra l’altro, Google ha incrementato
i suoi servizi offrendo ai suoi utenti e-mail, newsgroup,un indice di
notizie in tempo reale (che fanno riferimento ai singoli giornali),ricerca
specifica di immagini e, dopo il recente acquisto di YouTube, si occupa
anche di streaming video.
A livello comunicativo, la strategia di Google è perfetta (lo
testimonia il fatto che l’80% delle ricerche fatte su internet
sono di sua competenza) ma non priva di rischi.
In teoria, infatti, non ci vorrebbe molto a comprendere come una piccola
manomissione degli indici potrebbe distorcere completamente la percezione
del web attuale. Ad esempio, dati gli interessi attualmente in ballo
(con Microsoft che nel 2003 tentò invano l’acquisto del
motore di ricerca e l’altro big dell’editoria Rupert Murdoch
che sta acquisendo tutto ciò che capita sotto le mani), si può immaginare
come la scomparsa del link di un qualsiasi sito da Google possa influire
in maniera pesante su di esso (facendo crollare il numero di utenti che
lo visitano) e, in maniera quasi diretta, se si tratta di un’azienda,
sulla sua situazione finanziaria (quindi sull’intero mercato).
Godendo di questa situazione privilegiata, Google non può che
aspettarsi le pretese degli utenti che reclamano un servizio trasparente
e al di fuori di qualsiasi logica economica o politica. Sintomatico però (oltre
che preoccupante), è ciò che
sta accadendo con la versione cinese del celebre motore di ricerca che,
a quanto pare, risulterebbe “filtrato” dal governo di Pechino.
A detta di P2Pnet.net, il sito che ha permesso di conoscere questa storia,
Google attribuisce ad «una varietà di motivi» la scelta
di eliminare i link di alcune testate giornalistiche e, tra questi motivi,
viene citata «la fattiva impraticabilità dell'accesso al
sito da talune località». Che ci sia o meno buonafede la
questione non cambia e c’è motivo di pensare che Google
possa presto ritrovarsi multata dall’Antitrust per questo ed altri
motivi (un po’ come accaduto precedentemente e in più occasioni
con Microsoft, multata pesantemente per monopolio). Si comprende facilmente
come il controllo dei media sia una delle prerogative di chi vuole, appunto,
maneggiare l’opinione pubblica.
|