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Luce e telepresenza
1. Light on the Net
Il tema della luce appariva anche in Light on the Net (1996) [43]
di Masaki Fujihata, che permetteva agli utenti di accendere remotamente
una
griglia
di luci nel Gifu Softopia Center in Giappone e manipolare uno spazio fisico
pubblico attraverso un sito nello spazio pubblico di Internet.
In Dislocation of Intimacy (1997) [44] di Ken Goldberg e di
Bob Farzin i partecipanti sul Web potevano creare remotamente un’immagine
attraverso la luce (Fig.38).

Fig. 38
Quest'opera di telepresenza online consisteva
in una
piccola
Light Box di legno contenente una varietà di oggetti segreti,
connessa a Internet e posta in un laboratorio di robotica nell’Università di
Berkeley. Gli utenti potevano interagire con l’interno della
scatola attraverso la rete. Per vedere gli oggetti potevano selezionare
qualsiasi
combinazione di cinque tasti e poi cliccare sul tasto “Proceed”,
che attivava una combinazione di luci da accendere o spegnere all’interno
della scatola e inviava un’istantanea digitale delle ombre
risultanti create dagli oggetti. Ogni combinazione produceva diverse
condizioni di
luce, creando ombre uniche. Certe combinazioni casuali fornivano
tracce che conducevano a un sesto tasto che illuminava dei segreti
nascosti in
una nicchia dell’apparecchio. Le surreali e misteriose immagini
in bianco e nero create attraverso l’interfaccia di Dislocation
of Intimacy evocavano i rayogrammi, i fotogrammi di Moholy-Nagy
(fotografie ottenute
senza macchina direttamente attraverso il contatto di oggetti con
la carta fotografica), e ancora di più quelli della Light
Box (una scatola perforata con delle luci poste all’esterno
e al cui interno erano sospesi degli oggetti per creare dei fotogrammi)
di Nathan
Lerner, fotografo
americano allievo di Moholy-Nagy.
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2. Vectorial Elevation
Realizzata in occasione del capodanno 2000, Vectorial Elevation (1999-2004) [45] dell’artista
messicano-canadese Rafael Lozano-Hemmer [46], un’installazione
interattiva su vasta scala originalmente progettata per trasformare il
centro storico
di Città del Messico attraverso l’uso di riflettori robotici
controllati su Internet, consisteva in un sito web (www.alzado.net) da
cui gli utenti potevano
disegnare attraverso un’interfaccia grafica tridimensionale, effimere
sculture di luce combinando i movimenti di 18 diversi riflettori puntati
sulla piazza
Zocalo di Città del Messico. Tre Webcam riprendevano i giochi
di luce e li trasmettevano sul Web, salvando di volta in volta le
configurazioni scelte
dagli utenti. La versione messicana di Vectorial Elevation fu
operativa ogni notte dal crepuscolo all’alba tra il 26 dicembre
1999 e il 7 gennaio 2000 (Fig.39). Nel 2002 l’installazione fu
allestita di nuovo per l’inaugurazione
del Museo Basco di Arte Contemporanea, ARTIUM, nella città di
Vitoria-Gasteiz in Spagna, nella piazza antistante il museo. Fu fruibile
dal 22 aprile fino al
5 maggio, dal tramonto all’alba; l'interfaccia di 'telepresenza'
fu realizzata in maniera accurata permettendo agli utenti della rete
di non interagire alla
cieca, potendo osservare il risultato delle loro geometrie luminose attraverso
quattro webcam che rendevano lo spettacolo da altrettanti punti di vista [47]. Nel dicembre 2003, l’opera trasformò la Place Bellecour
a Lione, in Francia per il World Summit of Cities delle Nazioni Unite
e per la Fête
des Lumières che durò una settimana (www.lyonelevation.net).
Tra il 22 aprile e il 3 maggio 2004, per celebrare l’espansione
dell’Unione
Europea, il sito web permise di disegnare enormi sculture di luce visibili
a una distanza di 15 km nel cielo sopra la città di Dublino (Fig.40),
usando 22 riflettori robotici posti intorno a O'Connell Street; ogni
quattordici secondi
veniva mostrato un nuovo disegno così come arrivava da Internet.
Il sito web includeva un programma con un modello virtuale del centro
di Dublino dove
si dirigevano i riflettori e si vedeva il disegno di luce risultante
da ogni angolo. Il sito presentava anche una trasmissione in tempo reale
da quattro videocamere
poste alla Liberty Hall, al Wynn's Hotel, all’Ufficio postale
e al Liver Building. Il sistema creava una pagina web che documentava
ogni
disegno,
avvisando
il partecipante via e-mail della sua realizzazione.

Fig. 39
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Fig. 40
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3. Amodal Suspension (Relational Architecture
8)
Amodal Suspension (Relational Architecture 8) [48], un’altra
installazione interattiva di Lozano-Hemmer, fu progettata per l’inaugurazione
del nuovo Yamaguchi Center for Arts and Media (Ycam) in Giappone.
Consisteva in un sito
web (www.amodal.net)
da cui gli utenti potevano inviarsi messaggi di testo (sms)
da telefoni cellulari o da web browser connessi al sito
Internet. I messaggi,
invece di essere inviati direttamente, erano codificati in
uniche sequenze di luci puntate nel cielo attraverso 20 riflettori,
modulandone
l'intensità luminosa
per riprodurre le differenze dei caratteri occidentali e giapponesi
(Figg.41-43). Il cielo intorno all’Ycam Center diventava così un
enorme centralino delle comunicazioni, una rete interattiva di luci,
una nuvola fluttuante di dati
che poteva essere scritta e letta da chiunque. Ogni messaggio,
una volta codificato, era “sospeso” nel cielo della città intorno
all’Ycam
Center e ritrasmesso da un riflettore all’altro. Un’e-mail
veniva inviata al destinatario designato per avvertirlo che “un
messaggio lo stava aspettando nel cielo di Yamaguchi”.
Ogni sequenza di luce continuava a circolare fino a che il destinatario
o qualcun’altro “catturava” il
messaggio cliccando su un raggio di luce attraverso i telefoni
cellulari o dei programmi forniti dal sito www.amodal.net,
e lo leggeva. I messaggi inviati nelle
due lingue e tradotti dall'inglese al giapponese e viceversa
in maniera volutamente inaccurata da un traduttore automatico
- mettendo così in risalto l’ironia
della globalizzazione - erano riprodotti in loop fin quando non
venivano decodificati da qualcun'altro che inviava il testo interpretato
attraverso le citate tecnologie.
Una volta che il partecipante leggeva un messaggio, questo scompariva
dal cielo e veniva mostrato su una larga sporgenza della facciata
dell’Ycam Center.
L’autore del messaggio e il destinatario designato erano
avvisati via e-mail. Tutti i messaggi venivano salvati in un
archivio usando un ambiente virtuale
online che li mostrava in pattern tridimensionali. A garantire,
infine, una reale interazione globale, i curatori Yukiko Shikata
e Kazunao Abe furono in grado
di garantire per tutta la durata del progetto (dal 1° al
24 novembre 2003, dal crepuscolo all’alba) numerosi punti
d'accesso specializzati in altrettanti media center sparsi per
il globo, realizzando così un concreto network
d'interesse in grado di condizionare con la propria telepresenza
l'aspetto di un luogo remoto, sede di una diversa comunità [49]. Amodal Suspension intese
unire lo spazio virtuale di Internet, lo spazio relazionale
dei telefoni cellulari
e l’emblematica architettura dell’Ycam Center e fornì una
piattaforma connettiva nella quale i residenti locali e i partecipanti
remoti provenienti da diverse regioni e nazioni poterono stabilire
delle relazioni.
Sebbene visualizzasse il traffico dell’informazione su
una scala urbana, l’opera fu intesa anche come una deviazione
dalla presunta trasparenza delle comunicazioni elettroniche [50].
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4. Eon
Il progetto Eon (2003) [51] di Shawn Brixey [52], usò il misterioso
fenomeno della sonoluminescenza – il processo nel quale il suono nell’acqua
può essere
convertito direttamente in luce – e Internet per
estendere la sua ricerca artistica nel campo della telepresenza,
secondo l’artista una pratica,
ad un tempo estetica e tecno-scientifica, che attivava
e forzava ad apparire la presenza di fenomeni fisici
che sfuggivano normalmente alla percezione per
far esteticamente esprimere le stesse nascoste energie
della natura (Fig.44). L’installazione permetteva
sia ai visitatori del museo che a quelli telepresenti
da Internet di inviare brevi e-mail poetiche in cinque
diverse lingue al luogo della mostra. Questi messaggi
venivano convertiti tramite un software “dal
testo alla parola” e un sintetizzatore di voce,
in testi codificati in ultrasuoni. Questa sorgente di
ultrasuoni modulava un piccolo contenitore di
acqua ultrapura, creando così una serie di nodi
di pressione alta e bassa nei quali una voce tradotta
iniziava la creazione di una minuscola sorgente di
luce sonoluminescente simile a una stella e fluttuante
al centro del piccolo cilindro di vetro. I visitatori
locali e remoti crearono questa straordinaria
fonte di luce codificandola con le loro parole, dall’e-mail
al software per il trattamento dei testi. I visitatori
del museo potevano indossare delle
cuffie auricolari che permettevano di ascoltare direttamente
la sorgente di luce e anche i loro testi o le voci dei
visitatori remoti di tutto il mondo emessi
dalla luce. Un microscopico sistema video digitale trasmetteva
in tempo reale il fenomeno localmente a un proiettore
di dati nello spazio della mostra, e simultaneamente
sul Web. I visitatori di Internet potevano vedere la
trasmissione video della minuscola sorgente di luce e
sentire le e-mail contenenti le poesie provenienti
da tutto il mondo che stavano creando la luce così come
erano decodificate da essa.

Fig.44
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Note
43) Christiane Paul, Digital Art,
London,
Thames&Hudson,
2003. p. 157. [back]
44) http://www.dislocation.net/ [back]
45) Vectorial Elevation (Relational Architecture
4) http://www.alzado.net/ [back]
46) Teorico dell’“architettura relazionale” e
autore di installazioni artistiche interattive che trasformano gli spazi
urbani e creano ambienti connettivi,
esplorando l’intersezione tra architettura, l’interattività e
la performance art attraverso l’utilizzo di sensori di movimento, della
computer grafica, del suono posizionale, delle interfacce Internet, della telerobotica,
Lozano-Hemmer aveva già realizzato nel 1995, insieme a Will Bauer, The
Trace, un esperimento di telepresenza che attraverso un complesso sistema
di sensori captava i movimenti di due diversi partecipanti, in spazi remoti,
e li proiettava in uno spazio telematico in forma di vettori, suoni e grafica
(due dischi fluttuanti sul soffitto delle stazioni, due raggi di luce blu riferiti
al partecipante locale e due raggi di luce bianca riferiti a quello remoto).
In questa installazione di telepresenza eventi audiovisivi in tempo reale ricostruivano
la presenza tridimensionale di due partecipanti distanti, cosicché potevano
interagire tra di loro attraverso due stazioni identiche interconnesse. I partecipanti
non sapevano nulla uno dell’altro se non i loro relativi movimenti e
le posizioni tridimensionali. La “teleincorporazione” accadeva
quando condividevano le stesse coordinate telematiche entrando nella rappresentazione
dell’altro.
Una delle ragioni che motivava questa opera era scoprire se la distanza fisica
che ci si aspettava che venisse mantenuta dalle altre persone, fosse confermata
all’interno dei sistemi
telematici. http://www.aec.at/en/archives/prix_archive/ prix_projekt.asp?iProjectID=11177 [back]
47) http://www.neural.it/nnews/vectorialelevation.htm [back]
48) http://www.amodal.net/index.html [back]
49) http://www.neural.it/nnews/amodal.htm [back]
50) http://www.amodal.net/concept.html [back]
51) http://www.washington.edu/dxarts/profile_research.php?who=brixey&project=eon [back]
52) http://www.washington.edu/dxarts/profile_home.php?who=brixey [back]
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