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Introduzione
“La Mobile Tv? E’ come fare sesso all’aria
aperta, un’ idea
eccitante ma non sempre praticabile” [1]. C’è una
fredda e rammaricante sincerità dietro la dichiarazione
di Dick Ernery, amministratore delegato del network televisivo
Uk-tv.
Sintomo di un’insoddisfazione generale, per un fenomeno mai
esploso.
Doveva rappresentare la maggiore “killer application” dell’Umts
e più in generale della banda larga mobile, al momento l’unica
vittima è stato il portafogli di quei coraggiosi utenti
che hanno deciso di provarla.
Non è stato sufficiente nemmeno “spalmarci” dentro
la più grande passione degli italiani, il calcio, per riuscire
a farla decollare.
Figlia dell’antiestetico e ormai troppo “retrò” tubo
catodico, nonchè degli ultimi ritrovati della tecnologia digitale,
la televisione in mobilità, quella per intenderci che possiamo
guardare nello schermo del nostro telefonino, proprio non ci piace.
Diciamolo sinceramente, la maggior parte degli utenti italiani
continua a utilizzare il proprio cellulare per fare la cosa per
cui sono stati
creati cioè telefonare, mandare sms, al massimo per confezionare
qualche simpatico mms da inviare in particolari ricorrenze.
Eppure nel nostro paese i cellulari di ultima generazione, quelli
cioè che
ci permetterebero di fare tutto o quasi, hanno un enorme indice di diffusione.
L’utente medio, però, non ne usa le funzionalità avanzate
ma continua a ricorrere a quelle tradizionali. In parole povere è più che
altro la moda che ci ha spinto ad acquistare tali dispositivi non
una reale esigenza o interesse.
I problemi di questo “gap” apparentemente insormontabile
sono da imputare principalmente a due fattori: inanzitutto la copertura.
I principali gestori italiani offrono già da alcuni mesi (in realtà con
enormi ritardi sulla tabella di marcia prefissata) una copertura Umts,
ma al momento questa raggiunge soltanto i maggiori centri abitati e molto
spesso è sufficiente entrare in un edificio o in una zona
periferica per vedere scemare il segnale fino alla sua completa
sparizione. A questo
si aggiunge un altro fattore: il costo. Il servizio presenta dei
costi che al momento non sono accessibili a tutti o meglio non
tutti sono disposti
a pagare una tale cifra per un servizio che non ritengono sufficientemente
utile, meritevole.
Ed ecco che qui entriamo in quella che, a mio avviso, è l’unica
vera barriera che ha finora impedito un reale succcesso della tv in mobilità.
Non esiste ancora una predisposizione mentale degli utenti italiani,
e non solo, verso questo tipo di servizio.
Siamo disposti a pagare anche 10 mila euro un televisore
al plasma su cui vedere i nostri film preferiti, ma non una
manciata
di
euro per vedere
lo stesso film sullo schermo del nostro cellulare. Anzi,
qualcuno poco tempo fa aveva gridato allo scandalo di fronte
a questa
possibilità.
Senza interrogarci sulla moralità della cosa, guardare un film
sul telefonino vuole essere un semplice modo, per esempio, di passare
il tempo che si impiega per andare da casa al lavoro e viceversa, oppure
mentre si sta aspettando qualcuno. E’ in base a questo criterio
che è nata la possibilità di usufruire di contenuti in
mobilità. Non vuole porsi come l’esperienza totalizzante
della nostra percezione, solo un modo, banalmente detto, di riempire
quei buchi di tempo della nosta vita quotidiana, creando utili, nel frattempo,
per la società che offre il servizio. Insomma una forma di investimento.
Sembra, però, che al momento questo investimento non solo non
stia fruttando le cifre sperate, ma rischia di portare al fallimento
l’unica società in Italia che ha creduto pienamente
in esso.
Note
1) Da http://www.altratv.tv/html/articoli/mobile_tv.htm
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