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L'estetica delle immagini scientifiche
di Maria Letizia Vignola
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Introduzione L'accelerazione del progresso tecnologico
rappresenta uno degli aspetti centrali di questo secolo. Il continuo
e rapido sviluppo tecnologico ha reso più evidente il rapporto
di stretto legame fra arte e scienza. Attraverso i numerosi punti
d'incontro si può tentare di valutare se, le immagini scientifiche,
possano acquisire un valore estetico. Ma nella realizzazione di
immagini eseguite a fini scientifici interviene anche una volontà
estetica? A tal riguardo è opportuno non dimenticare che
il concetto di "opera d'arte", o meglio il significato
dell'arte in generale, attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie,
è mutato radicalmente. L'arte contemporanea che utilizza
questi strumenti si sta muovendo, attraverso la ricerca artistica,
per far sì che da una parte l'arte possa parlare lo stesso
linguaggio della scienza, e dall'altra che scompaia il diritto
esclusivo alla rappresentazione artistica. In tutto ciò
si colloca un nuovo ambito della ricerca, quello della vita artificiale,
dove il computer diventa il campo d'indagine dell'evoluzione e
lo strumento per manipolare informazioni. La vita artificiale
è da intendere come una serie di invenzioni umane e non
come pura simulazione di processi biologici sul computer, dove
cioè si ha una combinazione del naturale col sintetico
come nel caso dell'ingegneria genetica o dei trapianti di organi.
Quel che conta, in questa tendenza della sperimentazione, è
il progetto.
In generale e possibile affermare quindi che la tecnologia viene
impiegata in funzione di uno scopo o di una esigenza da soddisfare
e che le immagini tecnologiche sono il risultato combinatorio
della capacità di generazione della grafica dei moderni
computer e della sensibilità estetica dell'uomo.
Rappresentazione Gli scienziati scoprono i fatti, ma la scienza
non è costituita solo da un'insieme di fatti, per quanto
essi possano essere veri; la scienza si avvale di teorie e di
ipotesi create appositamente per creare ed illustrare le relazioni
fra i fatti verificati. Nella sperimentazione scientifica la rappresentazione
fa comprendere l'esperienza empirica, la realtà viene cioè
mostrata in modo tale che essa possa diventare intelligibile.
Lo strumento, che meglio si presta a questa comprensione, è
il modello interpretativo. Il modello costituisce una rappresentazione,
nel senso che la presenta una seconda volta, per darne un'interpretazione.
Questa struttura formale del modello è già di per
sé stesso significante perché rende concretamente
visibili alcune possibilità: la comprensione della realtà
avviene sotto forma comparativa, o meglio, secondo lo schema analogico.
Se il modello può mostrare la realtà nella sua intelligibilità
è in quanto esso stesso ha un senso, indipendentemente
dalla sua relazione ai dati empirici. La rappresentazione possiede
quindi, sia il carattere astratto del concetto, che quello concreto
del fenomeno. Per questa ragione la raffigurazione degli oggetti
naturali, in linea di principio, non è diversa dalla rappresentazione
simbolica dei concetti e il sapere scientifico fonda la conoscenza
oggettiva sulla nozione di rappresentazione. (1)
Arnheim, afferma che nella percezione della forma sta il germe
della formazione dei concetti.
Ma analizzando più da vicino ciò che avviene nella
scienza è possibile rilevare come l'esito di una qualsiasi
esperienza si concretizza sempre in un risultato di "osservazione".
Tutta l'osservazione e sperimentazione scientifica si può
ben dire che consiste nel rilevamento sistematico delle corrispondenze
che esistono fra variabili. Quando vi è correlazione fra
più variabili, viene compiuto ogni sforzo possibile per
cercare di trovare una qualche legge capace di definire esattamente
questi legami. In altre parole il ricercatore deve in ogni modo
procedere alla verifica della sua teoria, la quali si configura
come l'ipotesi di partenza, attraverso l'interpretazione dei dati.
La rappresentazione visiva della distribuzione dei dati è
particolarmente utile ed efficace per esprimere la relazione tra
variabili. La dimostrazione di laboratorio o il grafico nel manuale
non sono ipotesi scientifiche, ma sono illustrazioni di tali ipotesi.
Il pensiero estetico crociano mette in evidenza che: "L'immagine
artistica è tale quando unisce un sensibile a un intelligibile,
e rappresenta un'idea" (2).
Ora "intelligibile" e "idea" non può
significare altro che concetto.
Il premio Nobel per la medicina Jacques Monod scriveva: "Tutti
gli uomini di scienza hanno dovuto, io credo, prendere coscienza
del fatto che la loro riflessione, ad un livello profondo non
è verbale: è un'esperienza immaginaria, simulata
attraverso le forme, le forze, le interazioni che compongono a
malapena un'immagine nel senso visivo del termine" (3).
Lo stesso Einstein si lamentava della difficoltà che incontrava
a tradurre in parole e in formule il suo pensiero scientifico
il quale, fino ad uno stato avanzato del ragionamento, gli si
presentava sotto forma di immagini.
Nell'arte la relazione tra l'idea iniziale dell'artista e la sua
realizzazione è identica alla relazione tra l'ipotesi scientifica
e l'esperienza che la confermerà o che l'invaliderà.
Ma per comprendere meglio questa relazione è utile a questo
punto analizzare i meccanismi di assimilazione e di adattamento
che Piaget ha introdotto, grazie alle sue ricerche biologiche,
per descrivere l'evoluzione dei concetti e delle teorie scientifiche.
(4)
Questi meccanismi governano l'equilibrio di un organismo vivente
con il proprio ambiente. Secondo Piaget l'organismo, assimilando
gli stimoli esterni, li trasforma per farli propri e, se l'ambiente
si modifica, l'organismo si modifica allo stesso modo, cioè
si adatta all'ambiente per utilizzare i nuovi elementi. Egli utilizza
gli stessi meccanismi per descrivere l'assimilazione di un'idea
da parte dell'intelligenza e di un fenomeno da parte di una teoria.
Vediamo infatti che nelle scienze vengono rispettati gli stessi
presupposti per cui, quando l'esperienza conferma la teoria, si
assiste ad una assimilazione di queste esperienze da parte della
teoria; avviene invece un'evoluzione della teoria quando un fatto
sperimentale è in disaccordo con la teoria stessa.
Anche nell'arte l'equilibrio tra l'idea e la sua realizzazione
avviene grazie agli stessi meccanismi di assimilazione e di adattamento.
Possiamo dire che si assiste ad una identificazione interiorizzata
dell'oggetto da rappresentare. A questo riguardo sono utili le
parole di Matisse: "Dopo essermi identificato ad esso, ho
bisogno di creare un oggetto che assomigli all'albero, il segno
dell'albero" (5).
Si comprende in questo senso come l'uso di un nuovo materiale
porta nell'artista una nuova ispirazione, e come l'uso di una
nuova tecnologia possa influenzare l'arte.
In una tale prospettiva la rappresentazione assume una nuova dimensione.
Alla luce di queste osservazioni si può affermare quindi
che la comparsa delle nuove tecnologie, come ad esempio quelle
di simulazione visiva e della realtà virtuale, hanno reso
incerto il confine tra realtà e rappresentazione.
Il "bello" fra arte e scienza Fino a
duecento anni fa, intrinsecamente bella viene generalmente considerata
solo la natura e il bello e il brutto sono esclusivamente connessi
alla dimensione sensibile. L'intrinseca relazione con il sensibile
è rivendicata dall'"estetica" solo dalla metà
del Settecento. Questa disciplina sancisce la relativa indipendenza
dei suoi oggetti dagli ambienti della logica, della prassi e della
morale.
Il rapporto della bellezza con la verità si allenta in
età moderna, fino quasi a svanire. Il bello, nella varietà
delle sue forme sensibili, diventa indeterminabile e inclassificabile,
sospeso tra il significante e l'insignificante. Si tende cioè
a rivendicare la sfera dell'apparire del bello nella sua piena
indipendenza. Tutto ciò porta ad una moltiplicazione dei
prodotti artistici e ad una inevitabile trasformazione del gusto
per il bello. Si assiste inoltre ad una propagazione del bello
nel quotidiano e sorgono opere dichiaratamente effimere, come
nel caso di certe sculture fatte di sabbia esposta al vento. Più
che come opera conclusa, il prodotto artistico, anche grazie all'impiego
delle tecnologie, viene concepito come processo dinamico dove
il fruitore è spesso chiamato a partecipare a un processo
interattivo che fa acquisire all'opera quel senso che altrimenti
le sarebbe negato.
Novalis, alla fine del Settecento, aveva intuito che il miracolo
della matematica è la stessa cosa del miracolo della bellezza.
(6)
Contrariamente allo stereotipo, alquanto diffuso, che la scienza
abbia ucciso la bellezza, egli intendeva il lavoro del matematico,
e più in generale il lavoro dello scienziato, come lavoro
poetico.
A tal riguardo sono utili le parole di Jacques Hadamard che nel
1945 così scrive sulla psicologia dell'invenzione in campo
matematico: "l'invenzione è scelta" e "questa
scelta è governata dal senso della bellezza" . Scrive
inoltre "il senso della bellezza" (7)
agisce "come mezzo indispensabile alla scoperta" (8).
Hadamerd insiste anche "sul punto di vista fondamentale per
cui l'invenzione consiste in una scelta" (9)
. Nella fase inventiva, per scegliere, occorre avere almeno due
possibilità e per Hadamard il lavoro creativo del matematico
consiste nel continuo intrecciarsi di rigore e intuizione, o meglio,
di senso della bellezza e senso critico. Nello stesso testo si
cita Mozart: "La mia mente afferra [l'intera composizione]
così come fa uno sguardo con una splendida immagine o una
bella ragazza"(10)
.
Conclusioni Nietzche, in un fondamentale frammento (11),
esplicita delle osservazioni relative alla tendenza comune ad
ogni attività umana di creare immagini della realtà,
alla tendenza di non accettare mai la realtà così
come si presenta, insomma all'attitudine artistica dell'uomo a
produrre forme per rendere sopportabile, se non addirittura godibile,
la vita.
La potenza artistica umana non si pone quindi a un livello superiore
rispetto al piano della realtà, ma è un'espressione
di questa realtà.
Lo scienziato mostra la sua parentela con i filosofi e gli artisti,
in un'altra osservazione di Nietzsche: "la natura, che non
salta mai, fa il suo unico salto di gioia, perché per la
prima volta si sente giunta allo scopo, là dove cioè
essa comprende di dover disimparare ad avere dei fini e di aver
giocato troppo alto il gioco della vita e del divenire. In questa
conoscenza essa si trasfigura e sul suo volto posa una mite stanchezza
crepuscolare, ciò che gli uomini chiamano bellezza".(12)
In definitiva le grandi conquiste scientifiche e l'utilizzo dei
"New Media" hanno concesso alle arti delle dimensioni
precedentemente impensabili.
Tra arte e tecnologia è andata sempre più definendosi
una sorta di complicità che ha consentito al linguaggio
artistico di articolarsi in un ampia pluralità espressiva
e ha qualificato in senso estetico numerosi procedimenti tecnici.
Si è dunque delineata una sorta di interdisciplinarietà
che ha reso estremamente labili i confini dell'operare artistico
e ha accentuato la reversibilità dei ruoli idealmente diversi.
Una volta accertato che ogni produzione umana è frutto
di una volontà di potenza volta a plasmare la vita e che,
in tal senso, è artistica, è possibile concludere
che non vi è nessuna possibilità di respingere alcuna
forma a favore di altre.
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Bibliografia
Pier Luigi Capucci, Arte & tecnologie,
Bologna, Edizioni dell'ortica, 1996 ;
Pier Luigi Capucci, Realtà del virtuale, Bologna,
CLUEB, 1993 ;
Stefano Zecchi (a cura di), Estetica 1995. Le arti e le scienze,
Bologna, il Mulino, 1996 ;
Remo Bodei, Le forme del bello, Bologna, il Mulino, 1995
;
Benedetto Croce, Breviario di estetica, Bari, Laterza,
1978
Ricerca in Internet : Leonard B.Meyer, Le scienze,
le arti e gli studi umanistici ; Gabriele Perretta, Nuove incursioni
nel Media Artifex ; Vernor Vinge, Singolarità tecnologica
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