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Carl Stalling e la musica per i cartoons
di Massimo Bronzetti
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Per tanti anni ho guardato i classici cartoons che noi tutti abbiamo
in qualche modo "archiviato" nella nostra fantasia e
di cui ricordiamo subito la trama appena ci capita di vederli
in televisione. Disney, Warner Bros., Metro Goldwing Mayer, Universal,
Hanna e Barbera sono solo le più famose case di produzione
americane di cartoni animati che hanno accompagnato parecchi pomeriggi
della nostra infanzia. Mi sono sempre divertito molto guardando
i famosissimi corti animati della Warner Bros. in particolare,
ridendo ad ogni gag di Wil Coyote e Road Runners, Speedy Gonzales,
Bugs Bunny
e una cosa che mi ha sempre affascinato è
stata la realizzazione del cartone. Come era possibile che i disegni
si muovessero in quel modo? Cosè che mi divertiva
e stimolava così tanto la mia fantasia? Cera, e cè
ancora adesso, una specie di magia in tutto questo. Probabilmente
mi mancava un solo piccolo particolare che non notavo abbastanza:
la musica. Analizzando infatti dopo tanti anni un qualunque corto
Warner Bros., mi rendo conto del ruolo e delle svariate funzioni
che la musica svolge allinterno di ogni cartone. Ad ogni
scena corrisponde una perfetta atmosfera musicale, ad ogni movimento
di Bugs o di Wil Coyote il suono più impensabile tirato
fuori da uno dei 50 elementi dellorchestra degli Studios;
niente è lasciato al caso. Ed è proprio la musica
del geniale Carl Stalling e gli effetti sonori di Treg Brown che
vanno di pari passo nella caratterizzazione delle scene e nel
dare vita alle immagini perfettamente sincronizzate, fino a creare
un vero e proprio genere musicale. Cosa non da poco se pensiamo
che in un brano di quattro-cinque minuti lo stile musicale cambia
caleidoscopicamente passando dallo "stacchetto jazz"
a forme più classicheggianti per poi concludersi per esempio
con un solo di flauto traverso (in corrispondenza magari dello
sbocciare di un fiore).
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Il nostro compositore comincia a suonare il piano per i film muti
(1920) a Kansas City, dove probabilmente comincia già a
elaborare temi e ad abituarsi alle associazioni visivo-musicali,
che poi riutilizzerà quando sarà compositore di
musica per i cartoni animati. Ed è nel 29 che, avendo
da poco iniziato la breve collaborazione con Disney, scrive la
partitura per "Skeleton dance", famoso cortometraggio
della serie "Silly Symphonies", dove la musica accompagna
perfettamente la danza degli scheletri restando fedele al suo
concetto "di rianimare gli oggetti inanimati" (1)
attraverso di essa; notiamo anche che suoni intradiegetici, come
il verso del gufo che rende perfettamente il contrasto fra latmosfera
comica e quella tetra, entrano a far parte della "giostra
musicale" tipica di Stalling, ben lontana da un mero commento
sonoro delle immagini. Già si percepisce chiaramente la
stoffa del nostro compositore che nel 1936 approda finalmente
alla Warner Bros. con cui collaborerà per ben 22 anni.
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In
un clima musicale come quello americano degli anni 30 e
40, che come ci suggerisce John Zorn (che si è per
altro laureato con una tesi proprio su Carl Stalling) è
"invaso dalla ricerca di nuove risorse soniche" (2),
Stalling si rivela il vero innovatore. Sono infatti gli anni della
pantonalità di Copland, di Cage e dellesplorazione
di nuove possibilità sonore per il piano, di Partch che
costruisce strumenti basandosi sulle sue teorie di accordatura
a 46 toni, del dirompente Be-bop di Charlie Parker e Dizzy Gillespie,
dellesilarante duetto composto dal chitarrista Django Reinhardt
e dal violinista Stephan Grappelli, e naturalmente delle composizioni
e degli arrangiamenti di Duke Ellington. Da un lato quindi la
massima apertura nei confronti di una ricerca orientata verso
nuove possibilità sonore, come si diceva sopra, e dallaltra
lemergere del Jazz in una delle fasi più proficue
della sua storia. Nessuna limitazione comunque per il nostro compositore;
tutti i generi di musica sono considerati uguali e tutti possono
potenzialmente prendere parte alla realizzazione sonora per lanimazione.Certamente
sono tante le citazioni di brani già esistenti di cui la
Warner naturalmente comprò i diritti, e spaziano da "Jingle
bells" (che caratterizza ogni scena in cui ci sia la neve,
a prescindere dal natale) a brani jazz totalmente sconosciuti
come "A cup of coffee, A sandwich and You" di Billy
Rose oppure "Powerhouse"di Raymond Scott, per poi giungere
al famosissimo tema del Guglielmo Tell, che ci fa subito immaginare
Bugs Bunny al galoppo su un cavallo mentre insegue Daffy Duck.
Ma il materiale citato, che sia un pezzo famoso o un brano sconosciuto,
non ha nessuna importanza in sé poiché esso è
"una vera e propria materia grezza da plasmare" (3)
e viene dunque completamente deformato, rimaneggiato, riarrangiato
e soprattutto ricontestualizzato in modo da esser parte di un
vero e proprio continuum sonoro con le immagini. Adattare infatti
un pezzo musicale e ricontestualizzarlo appunto con unimmagine,
che sia essa di un film o di un cartoon, è sicuramente
unarte. Fra i maestri che hanno reso questo rapporto musica-immagine
un rapporto di complementarietà e di vicendevole completamento
ricordiamo artisti del calibro di Morricone in coppia con Leone,
Rota con Fellini o Herman e Hitchcock. E come dimenticare a questo
punto la magnifica scena di "2001: odissea nello spazio"
(Kubrick, 1968) in cui uno degli astronauti si trova allinterno
della navicella spaziale con in sottofondo il tema del "Danubio
blu" di Strauss.
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Resta in ogni modo Raymond Scott, uno degli oscuri compositori
jazz sopra citati dei primi anni del 900, colui che più
ha influenzato il nostro compositore, il quale oltre ad attingere
al suo repertorio musicale ha saputo cogliere unimportante
caratteristica tipica di Scott ovvero: lossessionante precisione.
Egli era noto infatti per il suo fare molto calcolatore e la sua
intolleranza per limprovvisazione, che lo porta a costringere
tutti gli elementi della sua orchestra a provare centinaia di
volte i pezzi fino alla nausea. Da qui la sua famosa frase: "Noi
abbiamo tutti i pezzi pronti, ma prima di otto mesi non saremo
pronti perché bisogna fare pratica
".
Tutti questi sono elementi che torneranno parecchio utili a Stalling
nel suo lavoro di sincronizzazione con le immagini che alla Warner
come alla Disney erano fatte contemporaneamente alle musiche.
Egli si avvale infatti come punti di riferimento per questa operazione
sia dello storyboard, una sorta di fumetto che segue levolversi
di tutte le scene e di tutte le inquadrature del cartoon, sia
del cosiddetto "foglio macchina", che invece riporta
un elenco esatto dei fotogrammi in ordine temporale permettendogli
così di stabilire fotogramma per fotogramma le battute
musicali in corrispondenza dei movimenti interni al cartone. Ed
è anche in campo tecnico che Stalling si dimostra un grande
innovatore: egli è infatti il primo ad usare lormai
famigerato "Tick System", un innovativo sistema di registrazione
che consente ai musicisti di sentire battere in cuffia il tempo
metronomico, raggiungendo così non solo un livello di precisione
molto elevato ma anche una grande facilitazione per quanto riguarda
la fase di montaggio e sincronizzazione di cui si parlava sopra.
Tutte queste tecniche sono naturalmente da riferirsi allepoca
in cui vengono realizzati i cartoni presi in esame,cioè
gli anni 40 e 50, anni in cui non era ancora possibile
il pieno controllo del "dato sonoro o visivo". E
infatti con le nuove tecnologie digitali che diventa tutto più
semplice, più veloce e soprattutto più economico.
Non è infatti paragonabile il costo di un turnista con
quello di un buon sintetizzatore, o il costo di una bobina con
un Compact Disc; per non parlare della cosiddetta fase di "Editing"
e "Postproduzione", ovvero una sorta di "taglia-cuci"
del dato sonoro (o visivo), che essendo totalmente "digitalizzato",
cioè trasformato in informazione,viene elaborato con estrema
facilità ed economia sia di tempi che di costi.Certamente
resta il fatto che il suono di un violino "vero" non
sarà mai (nonostante i notevoli progressi della tecnologia)
come quello di uno sintetizzato, e che gli effetti sonori elaborati
al computer potranno risultare talvolta più freddi rispetto
a quelli che un "rumorista" riesce a tirare fuori dalloggetto
più impensabile. Il ruolo e il vero e proprio mestiere
del rumorista si va fra laltro sempre più perdendo,
inglobandosi allinterno della moderna figura del "sound
designer", che elaborando il suono attraverso il computer
e attribuendosi competenze che spaziano dallingegneria del
suono alla psicologia della percezione, crea appunto il "disegno
sonoro" che accompagnerà le immagini. Bisogna fare
quindi una fondamentale distinzione fra il comporre musica al
computer ex novo usando sintetizzatori,campionatori e quantaltro
e catturare invece un evento sonoro convertendolo in semplice
informazione per trasformarlo, strutturarlo o metterlo soltanto
in sequenza con altri suoni; cercando di definire attentamente
i termini della questione attorno al "digitale"che spesso
si trova ad essere involontariamente antagonista dell"analogico"
(4) ed evitando inutili e sterili
allarmismi che tanto ricordano latteggiamento dell"intellettuale
regressivo" nei confronti della tecnologia (5).
Stalling dimostra dunque un atteggiamento molto moderno rispetto
al modo in cui compone, tagliando un pezzo, unendone un altro
e cambiando continuamente stile musicale.Vari tipi di musica,
dal Rap alla più "colta" musica concreta (vedi
Schaeffer
), ricordano molto questo alterare, combinare e
modificare continuo, tipico del nostro compositore, nonostante
lassenza di una diretta connessione fra essi.
Spostando invece un attimo lo sguardo verso più recenti
realizzazioni di cartoni animati, notiamo che ad esclusione del
meraviglioso "Fantasia" della Disney (e forse di pochi
altri), il ruolo della musica perde completamente quellaspetto
fondamentale che dava un po il "sapore" a tutto
il cartoon.
Disse profeticamente Stalling prima di morire: "Un guaio
dei cartoni oggi è che hanno così tanto dialogo
che la musica non significa molto". Ed è proprio così
purtroppo; la musica nel cartone di oggi è letteralmente
soffocata dai dialoghi dei personaggi. Cosa cè di
stimolante, ad esempio, nel sentire Tarzan cantare con la voce
di Elton John? Forse i criteri di sonorizzazione per laudiovisivo
sono destinati a uniformarsi del tutto fino a che sentiremo in
un cartoon la stessa musica di un qualsiasi serial televisivo?
Più probabilmente, è solamente una odierna "Cultura
dellimpatto" che non riesce a raggiungere lestrema
raffinatezza di un artista come Carl Stalling.
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BIBLIOGRAFIA e riferimenti
1- Realtà del virtuale, P.L. Capucci,
Clueb 1993 (->)
2- Booklet interno a The Carl Stalling project.
Music from Warner Bros. cartoons 1936-1958, CD (->)
3- Bibidi Bobidi Bu, Guido Michelone-Giuseppe
Valenzise. Castelvecchi 1998 (->)
4- "Carl Stalling. Musical Mickey Mousing",
Luciano Massetti, Musicclub, settembre 1997 (http://www.musicclub.it/arretrati/musicclub_set/musicclub5.html);
"The Carl Stalling homepage" (http://www.virtuel.collegebdeb.qc.ca/langues/davidk/winter99/bbk02/derome/webraf.html)
-"Carl Stalling and humor in cartoons" Daniel Goldmark,
Animation World Magazine, Aprile 1999 (->)
5- John Zorn, "Carl Stalling: An Appreciation",
presentazione inclusa nel CD The Carl Stalling Project,
NYC, Aprile 1990 (->)
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