net art e Virtual Museums (2)
Domenico Quaranta
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...the "network
museum" is
as necessary - for museums - as the rise of museums of
modern art, alternative spaces, screening spaces, performing
spaces,
etc. ( 1) |
La biblioteca di Babele descritta da Borges costituisce
probabilmente il filtro metaforico più spesso utilizzato
quando si parla della Rete, sin dalla sua creazione: Internet
come immensa
biblioteca-archivio a cui chiunque può dare il proprio
contributo o accedervi alla ricerca delle informazioni che gli
interessano.
Le potenzialità di Internet quale mezzo di condivisione
e di diffusione della cultura e dellinformazione sono altissime,
ma pongono anche alle istituzioni che si sono poste il compito
di conservare e rendere disponibili le informazioni biblioteche,
archivi, musei una sfida decisiva. Si tratta del ripensamento
di una mentalità che ha guidato la loro azione da sempre,
e che ha i suoi capisaldi nel copyright, nella protezione gelosa
di ciò che è proprio, nella gestione attenta del
proprio capitale culturale. Dopo le incertezze iniziali, dovute
appunto alla
radicalità della sfida lanciata, oggi quasi tutte queste
istituzioni ritengono necessaria la propria presenza online,
tuttavia i criteri
che guidano la gestione dei siti di archivi e musei sono ancora
molto diversi caso per caso, e la maggior parte di essi sembra
non aver
colto le potenzialità che la Rete offre, utilizzando spesso
il proprio sito come semplice mezzo di pubblicità per
listituzione
reale e di informazione spicciola su orari, iniziative, pubblicazioni.
Tuttavia i musei presenti online si contano ormai a centinaia,
come dimostra unocchiata a directory specializzate come
litaliana Musei
On Line o le sezioni ad essi dedicate da
motori di ricerca come Virgilio.
Per questi siti si utilizza spesso la denominazione di musei virtuali,
anche se va detto che il termine non solo non si adatta a tutti i siti
museali, ma non è nemmeno nato per indicarli nello specifico. Andrews (1996) ha
dato questa definizione di virtual museum:
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"a logically related collection
of elements composed in a variety of media, and, because
of its capacity to provide connectedness and the various
points of access available, [it] lends itself to transcending
traditional methods of communicating with the user; it has
no real place or space, and dissemination of its contents
are theoretically unbounded". ( 2) |
Un museo virtuale è dunque un sito che
sfrutta le possibilità archivistiche
della Rete per fornire accesso a risorse di vario tipo (testi, ma anche
immagini, file audio e video, etc.) che non necessariamente devono
provenire da un unico
archivio-museo reale, ma possono avere lorigine più diversa,
e che utilizza la connettività della Rete per mettere in relazione
risorse rese accessibili da università, gallerie, etc. Il termine
nasce per descrivere progetti come Le WebLouvre (oggi The WebMuseum)
(3), creato nel marzo 1994 dallo studente americano Nicolas Pioch: un
sito
che fornisce accesso ad immagini di qualità eccellente di opere
rappresentative di tutta la storia dellarte, ma che organizza anche
mostre virtuali riunendo opere che difficilmente potrebbero essere messe
insieme nella realtà.
Il sito contiene link a vari musei del mondo, collegando virtualmente
le risorse che essi mettono a disposizione, e consentendo a chiunque
di contribuirvi
con
nuove risorse:
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No support, no funding, no manpower:
the WebMuseum is a collaborative work of its visitors contributing
to expand and improve the WebMuseum. ( 4) |
Un museo che sfrutta quindi la connettività e le possibilità collaborative
offerte dalla Rete per proporre un insieme di risorse che, si noti
bene, non ambiscono in alcun modo a competere con altre forme
di distribuzione
del sapere:
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This exhibit is not trying to compete
in any way with books or specialized CD-ROMs. Such an Internet
exhibit will neither reach the quality of paper reproduction
and professional critic, nor will it be as easily available
as a local CD-ROM, given the transfer time on the Internet.
( 5) |
Viceversa, un sito museale che si proponga soltanto di offrire
informazioni pratiche e pubblicitarie sullistituzione reale non potrà essere
definito un museo virtuale, ma semplicemente un sito pubblicitario
non diverso da quello
di molte aziende e istituzioni.
Infine, se un museo virtuale può essere creato da un privato,
allo stesso modo possono creare musei virtuali riviste darte,
gallerie, organizzazioni, scuole, etc., facendo riferimento ad
archivi
e informazioni proprie ma
anche utilizzando materiale che non proviene da una locazione
specifica, e spesso
ottenendo risultati che possono concorrere a tutti i livelli
con quelli di un sito museale.
Emerge quindi una problematica inedita, ben descritta in un saggio
fondamentale di Steve Dietz (6):
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In January of 1997 I was asked by
the AAM publication, Museum News, to write about the best
museum Web sites. I ended up suggesting that a non-museum,
artnetweb, had the best museum Web site. The museum Web environment
is an order of magnitude richer a year later, but I'm still
not convinced that the best museum Web sites are being produced
by brick-and-mortar museums with collections of artworks. |
Artnetweb nasce per iniziativa di un gruppo di
artisti, ma, sostiene Dietz, vi sono in Rete molti musei virtuali
privi di
relazione
con musei reali
e che adottano strategie molto più interessanti di quelle
di molti siti museali. Tutto ciò rende indispensabile
unanalisi che consenta
di determinare:
1. che cosa il museo debba imparare da questi
siti per poter sviluppare al meglio il proprio museo virtuale;
2. in che cosa il sito museale si deve differenziare dagli altri musei
virtuali:
si tratta di individuare la caratteristica che rende il museo costituzionalmente diverso
da qualsiasi altra organizzazione o istituzione, in modo tale
che questo specifico del
museo informi il suo operare online e gli consenta di differenziarlo
da altri tipi di proposte. Insomma, che cosa il sito museale
può offrire di
più e di diverso rispetto ai musei virtuali in
genere?
Affrontare unindagine di questo tipo significherà in primo luogo
effettuare una cernita allinterno dellamplissima offerta di musei
virtuali e di siti museali presenti in Rete, e studiare i siti selezionati in
modo tale da individuarne le caratteristiche, i difetti e le linee di sviluppo.
Questa ricerca dovrà chiaramente andare di pari passo con lapprofondimento
della riflessione teorica messa in campo dai responsabili dei
siti considerati, ma anche con i suggerimenti provenienti da
altri curatori.
Una riflessione
che ha avuto il suo centro di sviluppo privilegiato nella conferenza Museum and
the Web, organizzata annualmente dalla Archives & Museum
Informatics di
Pittsburgh (http://www.archimuse.com/) a partire dal 1996, e
i cui interventi sono per buona parte reperibili online.
Riteniamo che il finalizzare lo studio dei musei virtuali allindividuazione
dei criteri in base ai quali le istituzioni museali devono guidare il loro operare
in Rete costituisca il modo più idoneo di svolgere una ricerca di questo
tipo. Musei e archivi sono depositari di una quantità di informazione
e di cultura spesso inaccessibile per motivi di vario tipo limitatezza
delle strutture, delicatezza delle opere, esigenze di conservazione etc. Rendere
accessibile tutto ciò tramite la Rete non limita affatto come si
riteneva allinizio laccesso diretto alle opere e alla struttura
reale del museo, anzi piuttosto la promuove, e nello stesso tempo consente potenzialmente
a chiunque laccesso a risorse di grande valore e che altrimenti potrebbero
rimanere ammucchiate e sconosciute ai più nei magazzini polverosi di qualche
museo di provincia. A meno che non proponga novità assolute,
difficilmente un museo virtuale come The Web Museum potrà arricchire il parco
di conoscenze disponibili alla comunità mondiale. I musei hanno questa
possibilità, perché se chiunque può procurarsi una monografia
di Rubens, non tutti possono accedere allopera non pubblicata di un artista
minore del Seicento che si trova nei magazzini di un piccolo museo italiano,
e nemmeno al documento che prova lautenticità di unopera
discussa presente negli archivi dello stesso senza recarsi in
loco.
Inoltre, indagare le linee di sviluppo dei siti museali offre
anche la possibilità di
ripensare le istituzioni museali in quanto tali, ripensamento essenziale in un
momento in cui i musei sono sempre più concepiti come luoghi di spettacolarizzazione
dellarte, come istituzioni che se da un lato consacrano ciò che
viene prodotto in campo artistico, dallaltro lo rendono
innocuo e lo privano di molta della sua forza e del suo significato.
Il superamento di questa frattura tra mondo dellarte e
musei è ancora
più importante in un momento in cui gli artisti stanno
effettuando sperimentazioni con i nuovi medium offerti dalle
tecnologie digitali, che pongono problemi assolutamente
nuovi d archiviazione e di conservazione. E compito dei
musei porsi delle problematiche di questo tipo, tanto più che
solo loro hanno lesperienza
e le risorse necessarie per sostenere uniniziativa di questo
tipo. Per questo motivo, lultima parte di questa ricerca
cercherà di indagare nella
teoria dei curatori e nella pratica di alcune istituzioni allavanguardia
in questo settore come il Walker Art Center di Minneapolis i
criteri sulla base dei quali i musei devono costruire la loro
attività di cura
e archiviazione delle opere di net art. In questa direzione un
buon punto di partenza è costituito dalle risorse messe
a disposizione dal sito del CRUMB (7),
curato da Beryl Graham e Sarah Cook, tutte centrate
sui problemi curatoriali posti dai nuovi media. Sulla base delle
istituzioni
scelte,
lindagine
dovrà quindi approfondire la riflessione dei loro curatori,
che spesso (Dietz, Ippolito, etc.) hanno scelto di rendere disponibile
online
i momento
fondamentali della loro riflessione.
I criteri di base per la creazione e la valutazione di
un sito museale
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Over the years museums have changed
a great deal. Today, while museums are diverse, as are their
aims, it can safely be said that they are primarily in the
business of dissemination of information rather than artifacts.
The advantage to thinking in terms of information is that
it validates the collection of intangibles, such as oral
histories, and replicas, as well as actual artifacts; it
places museums in a key position in an information age; and
it makes it easier to integrate traditional functions of
collection, preservation, research and display with the new
watchwords, education and communication. ( 8) |
Una ricerca effettuata nella primavera del 1997 da una studentessa
americana, Stephanie
James, relativa alle motivazione in base alle quali i musei
si avvicinavano alla Rete, ha dato come risultato che il 30%
degli stessi
aveva come motivazione
prevalente quella di usare Internet come un mezzo di promozione
del museo:
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She also found that 42% could not
identify any theory behind their site, although others identified
marketing, communication, education, information, design,
entertainment and common sense. 54% had no testing of visitors
to the site, 14% examined hits, and 9% in-depth survey. Most
web endeavours originated in technical services or marketing
departments. ( 9) |
La situazione si è molto evoluta dal 1997, e grazie anche alla condivisione
delle riflessioni dei curatori dei musei più allavanguardia in questo
settore, sempre più numerosi sono i musei che elaborano precise strategie
relative alla propria attività in Rete. Ma è indubitabile che la
promozione dellattività del museo davanti a un pubblico ampio e
internazionale sia non solo una delle funzioni fondamentali di un sito museale,
ma anche uno dei luoghi da cui si può partire per rendere efficace e intelligente
la propria presenza online. La chiave sta nella citata affermazione di Bearman:
il museo è prima di tutto un luogo di produzione e di diffusione dellinformazione,
e proprio sullinformazione deve puntare la sua estensione
online. Insiste su questo punto anche Dietz:
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...in order
to survive in the rhizomatic age, museums must quickly shift
their emphasis from what
they own to what they know. ( 10) |
A questo punto emerge però il problema
fondamentale: stabilito che cosa il museo virtuale deve proporre informazione si
tratta di determinare le modalità e i criteri in base ai
quali linformazione
va proposta.
Facciamo un esempio. Un museo organizza una mostra, e decide
di pubblicizzarla online. Stabilito che la visita virtuale di
una
mostra o collezione
non riduce ma semmai aumenta il pubblico reale, si decide di proporre innanzitutto
una informazione ampia ed aggiornata: riproduzione delle opere più importanti
della mostra, non tutte perché quelle scelte bastano a delinearne il percorso
e perché si vuole provvedere ogni opera di approfondimenti significativi:
particolari (magari visioni diverse se si tratta di una scultura, o brani diversi
di filmato se si tratta di una installazione o un video), testo esplicativo,
diversi (magari contrastanti) pareri critici, etc. Si inserisce anche un breve
filmato VR (virtual reality) che presenta una visita virtuale alla mostra. Per
lapprofondimento, si rendono disponibili i testi del catalogo e altra documentazione
che sarebbe inaccessibile per altre vie. Magari, visto che linformazione
si differenzia a seconda delle categorie di utente (semplice visitatore, studioso
specializzato etc.) si organizza il sito in maniera dinamica, in modo tale che
possa corrispondere alle aspettative di diversi utenti. Si inseriscono alternative
ad immagini ed agli inserti audio e video in modo tale che possa garantire una
visita virtuale anche ad utenti disabili e si incoraggia il feedback inserendo
una chatroom. Fin qui, abbiamo descritto un buon progetto di presentazione online
di una mostra reale. Ma la Rete consente molto di più, offre possibilità che
sarebbe un peccato non sfruttare. Vi sono infatti opere che per motivi diversi
non si è potuto inserire nella mostra ma che rientrano a pieno titolo
nel suo percorso ideale: ecco la possibilità di un percorso virtuale,
di un ramo della mostra che sia esperibile solo online. Ci sono inoltre un paio
di opere di net art che potrebbero rientrare in questo percorso, ma sembrava
brutto inserire un computer connesso nello spazio del museo: e un altro ramo
dellesposizione prende vita. Infine, cè un altro museo che
ha organizzato una esposizione che solleva istanze simili, anchessa con
una estensione online, mentre una terza mostra si colloca in opposizione dialettica
con queste due: ecco una pagina dei link, ecco un contesto più ampio
in cui inserire la nostra esposizione.
Questo esempio chiama in causa molti di quei criteri che la discussione
critica ha riconosciuto decisivi per lorganizzazione dellestensione online
di un museo. Nelle pagine seguenti cercheremo di accennare brevemente a ciascuno
di essi. Lovvia premessa è che si tratta di una lista parziale e
incompleta, che ci si propone di approfondire e perfezionare durante il progettato
lavoro di ricerca e che per ora serve a fornire delle chiavi che consentano di
sottoporre a una valutazione critica i siti che si sceglieranno come oggetto
dellindagine.
1. Ricchezza
dellinformazione.
Ogni
museo, come abbiamo visto, possiede uno straordinario patrimonio
di informazione,
gran parte del
quale per motivi
diversi difficilmente accessibile. Rendere disponibile questa
informazione tramite la Rete è estremamente produttivo
per un museo, perché se da un
lato non diminuisce affatto le visite in loco, dallaltro
inserisce anche una piccola istituzione allinterno di
una comunità culturale molto
più ampia di quella che sarebbe in condizione di visitare
il museo. Detto questo, bisogna sottolineare che la ricchezza
di informazione, se non è accompagnata
da altre qualità, non è in se stessa un pregio:
linformazione è diretta
allutente, ed alle sue esigenze deve andare incontro.
Così,
se da un lato bisogna evitare che uno studioso alla ricerca
di un determinato testo
o tema perda ore a scorrere lunghe liste di titoli, dallaltro
bisogna impegnarsi affinché un semplice turista interessato
ad una informazione precisa ma non specialistica su un determinato
oggetto si trovi sommerso da lunghi
saggi per lui privi di senso. Insomma, informazione diversificata
in base alle diverse categorie di utenti e che vada incontro
alle esigenze di ricerca dellutente.
Dice Dietz: What database access does is at least allow
for users to find out what they want to know, not just what
the museum wants to tell them. (11)
Il sito museale deve offrire insomma allutente libertà di
scelta, permettergli di accedere allinformazione che
cerca e offrirgli anche il livello di informazione che desidera.
Sostengono Paterno
e Mancini nel
loro intervento a Museum and the Web 1999 (12):
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...it is
important that web interfaces are able to adapt themselves
in such a way to better support
the achievement of different goals from different types
of users. More generally, adaptation of hypermedia systems
to
each individual user is increasingly needed. Adaptation
can solve the problem of hypermedia systems which are used
by
different classes of users. Users can seriously differ
in their goals, background and knowledge covered by the hypermedia
system. Besides, adaptation can prevent the user from being
lost in hyperspace... |
Lintervento prosegue descrivendo le potenzialità degli adaptive
and adaptable hypermedia:
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...different
users may be interested in different parts of the information
contained and they
may want to use different links for navigation. Most of
current hypermedia systems, on the other hand, are independent
from
the type of user: they provide the same hypermedia pages
and the same set of links to all users. Adaptive and adaptable
hypertext and hypermedia systems attempt to bridge this
gap trying to use knowledge about a particular user, represented
in the user model, to adapt the information and links being
presented to that user. |
Paterno e Mancini hanno sperimentato questi sistemi
nella creazione del sito del Museo dei marmi di Carrara, identificando
tre
tipologie di utenti turisti,
studenti darte e esperti e differenziando linformazione
proposta a tre fondamentali livelli:
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Presentation,
where it is possible to differentiate the type of media,
the layout, the attributes of the perceivable elements (such
as font type and size) depending on the type of access;
Information, where the information
content can be changed, sometime drastically, even if related
to the same topic, depending on the type of user and the
use foreseen;
Navigation, where different links are provided,
in some cases in different locations and with different appearance |
Il terzo livello, quello della navigazione, è molto importante,
perché introduce a unaltra problematica. Un museo può avere
consistenti risorse informative e renderle disponibili in Rete, ma ciò che
offre sarà sempre parziale: se le pareti del museo sono un limite fisico
nella realtà, non lo sono affatto in Rete, dove anzi
la struttura connettiva facilita una apertura e una condivisione
impensabile fuori
di essa. Per questo...
2. ...il museo virtuale non si deve limitare
semplicemente alla riproposizione delle risorse del museo reale,
ma deve
sfruttare la
connettività della
Rete.
Limitare le risorse rese accessibili da un museo
a ciò che esso
possiede sarebbe porre al museo stesso delle barriere che
in Rete non esistono. The network
museum will be about the passionate points of view
it can connect up, not, primarily, what it owns, dice
Dietz (13). E afferma il net artista Robbin
Murphy:
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My definition
of virtual would be closer to "universal," meaning a museum of the
possible. In the end "unreal" and "universal" may
mean the same thing in that the term "universe" is
a metaphor for what we can't wholly comprehend, a lie we
tell ourselves to avoid thinking the unthinkable. So a better
term would be potential and that's why I subtitle this project "a
potential museum"... ( 14) |
Il sito museale, se da un lato ha uno
specifico che costituisce la sua forza un
insieme di risorse proprie da proporre dallaltro deve accogliere
quel carattere di apertura e di potenzialità che distingue
i musei virtuali propriamente detti, in modo tale che ciò che propone
possa entrare a far parte di un contesto molto più vasto.
Presentando il sito del Museo Nazionale della Scienza e della
Tecnologia, Giuliano Gaia sostiene:
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There are three ways of making a
virtual museum:
- "simulated museum", trying to re-create the
experience of visiting the actual museum (virtual tours,
and so on..)
without adding any information;
according to this approach, to visit the museum or to visit the website should
be the same.
- "information": the website is an instrument to use before or after
the visit; it offers a lot of information not available at the actual museum.
According to the authors, this one is often the European way of thinking a
web museum.
- The real "virtual museum", a website in many parts independent
from the actual museum, with many sections and exhibitions residing only on
the net.
This kind of virtual museum is not narrowly focused on the actual museum. This
seems to be the American way of thinking. At the Science Museum we decided
to put ourselves between the second and the third approach - we were not trying
to simulate any real visit, but we wanted the website as an instrument to prepare
and deepen the actual visit - while we had also some sections independent from
the actual museum. ( 15) |
Anche Nicoletta di Blas, descrivendo le parti
di un sito museale, accenna indirettamente alla necessità di una apertura che vada al di là dei
limiti del museo reale:
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A. site presentation: general information
about the Web site;
B. museum presentation: contents and functions referring
to a "physical
museum" (like "arrows" pointing to the real world);
C. the virtual museum: contents and functions exploiting the communicative strength
of the medium. |
Ancora, Bowen propone di non ricreare
la tradizionale esperienza museale online:
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Do not try
to re-create the "traditional" museum
experience. The Web is a different medium with its own
strengths and weaknesses which should be exploited to enhance
the virtual
visitor experience. Vast amounts of information such as
museum catalogue databases can be made available on-line
at relatively
little cost since computer disk storage is cheap. ( 16) |
Vi è anche un altro motivo, costituzionale alla Rete, per cui il sito
museale non deve chiudersi su se stesso ma piuttosto aprire verso lesterno.
Il concetto è ben riassunto da Dietz:
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In a networked
environment one map we use, as Dominguez said, is the idea
of the rhizome, which
has a horizontal, anti-hierarchical architecture. The "network
museum" is a node, not a nexus or pinnacle-or nadir,
for that matter ( 17). |
Esercitando la sua attività di curatore delle New
Media Initiatives per
il Walker Art Center Dietz si è impegnato molto sul
versante dellapertura
delle pareti del museo virtuale. Convinto, con Donovan, che museum
information systems must evolve from object-centric collection
management systems to context
capable content management systems (18), Dietz ha tentato
innanzitutto un progetto di Integrated Information
Access con ArtsConnectEd,
un sito che ha collegato in un unico database le risorse
del W.A.C e del Minneapolis Institute of Arts (M.I.A). Nelleditoriale
che descrive il progetto, i rappresentanti delle rispettive
istituzioni indicano alcuni
valori condivisi
di partenza, fra
i quali:
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- Museums are evolving institutions
in our culture building on their pasts rather than turning
from them. The emphasis on collecting and classifying that
characterized museums at the beginning of the century was
not superceded by the emphasis on exhibition and public programming
in the middle. New ways of realizing museums' goals through
technology can be expected to be additive as well;
- Collaboration among museums is vital for expressing museum information. The
particular collections, staff, programs, and resources of any single museum can
only give a partial view of the body of museum information; [...]
- In an age of expanding access to information, museums must learn to share information
with one another to present a cohesive view to their audiences rather than depending
on creating unique cultural islands in our information landscape ( 19). |
Inoltre, Dietz ha dato un contributo notevole
alla realizzazione di hyperessays,
ossia saggi che adottano la forma ipertestuale e connettono
una serie di risorse interne ed esterne al museo stesso. Un esempio
convincente è stato
il progetto Beuys/Logos,
un saggio
di catalogo lanciato in occasione di una mostra relativa
a Beuys organizzata nello spazio reale del museo: il saggio,
scritto da Julie Luckenbach e
disegnato da Louis Mazza, proponeva varie parole
chiave di partenza sullo sfondo del totemico abito di Beuys,
ognuna
delle quali
permetteva
di seguire
un percorso che poteva condurre anche a risorse esterne
al museo e apparentemente prive di un legame con lartista
e la mostra. Lhyperessay, o "active
essay" secondo la definizione di Mitchel Resnick,
si pone sulla stessa linea dei Curatours dellICA
(Institute for Contemporary Art) di Londra e del CyberAtlas del
Guggenheim: i primi intendono esplorare la Rete sulla base
di un determinato criterio o idea di partenza, che può anche
essere luso simbolico del colore in Internet (come
nel lavoro dellartista Jake
Tilson, Colour-Color); il secondo progetto commissiona,
sempre a net artisti, una serie di mappe del cyberspazio,
una sorta di organizzazione
dinamica
e creativa dei link diretti verso lesterno. In tutti
e tre i casi, si tratta dellorganizzazione di una
vera e propria Rete contestuale che fa da sfondo al sito
museale, il quale non si sforza
per trattenere gli
utenti
al suo interno,
ma al contrario cerca di offrirgli diverse rampe di partenza
per viaggi nelle risorse connesse a quelle del museo.
3. Lapertura verso lesterno.
Lapertura
verso lesterno non deve sembrare controproducente per
il sito museale. E chiaro infatti che, nel momento
in cui unazienda
o istituzione apre un sito Internet, lo fa nellintento
che il sito sia visitato, e non solo da molti utenti, ma
più volte dallo stesso utente.
Lapertura verso lesterno non va contro a questo
obiettivo, al contrario: un sito che consenta di accedere
a numerose risorse interessanti anche esterne
allo stesso verrà visitato non solo per le risorse
che ospita, ma anche per quelle cui dà accesso.
Come dice Dietz, “il
sito museale deve somigliare più ad un portale che
ad un negozio”:
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From a channel
perspective, however, it makes no sense to limit the information
choices about
net art--or modern art--to only those works in your collection,
or exhibition, or region of the world. A channel-appropriate
and channel-efficient "network museum" rather than
providing visitors information choices primarily about what
is owned, contained, or otherwise constrained by the museum,
would be just as likely to send that visitor away to some
other information source. Might the "network museum" be
more like a portal than a shopping mall, with all that
tortuous navigation to keep you inside as long as possible?
( 20) |
Ovviamente, a ciò andranno
accostate tutta una serie di tattiche per
aumentare la qualità dellinformazione,
qualità che
accresce il numero di accessi più di ogni limitazione
della libertà di
navigazione:
4. Informazione sorprendente.
Allinizio
del citato Signal or Noise? The Network Museum,
Dietz applica allinformazione le teorie elaborate
da Shannon nel
1948 in un trattato intitolato The Mathematical Theory
of Communication:
innanzitutto, linformazione è tanto più efficace
quanto più riduce
lignoranza del ricevente, e quanto più agisce
su di essa, tanto più genererà sorpresa nello
stesso. In secondo luogo, linformazione
deve essere ridondante, ridondanza che va coordinata con
diversi stili di trasmissione: se un segnale va perso,
il secondo raggiungerà lobiettivo. Ridondante è per
esempio la citata differenziazione dellinformazione
sulla base della categoria di utenti. Ancora, il flusso
dellinformazione può essere distorto
da un rumore di fondo (che, nel nostro caso, possono essere
preconcetti relativi al museo come istituzione
come la sua incapacità di adattarsi
alla Rete: per questo, il network museum deve
essere pensato in termini di network piuttosto che in termini
di storia dellarte).
Linformazione, abbiamo detto, deve sorprendere lutente,
e per farlo deve non solo essere nuova, ma anche proporsi secondo
modalità inedite.
Per questo nel suo intervento del 1999 alla conferenza Museum
and the Web Dietz
propone tutta una serie di direzioni (alcune, come quella
dellhyperessay,
da lui stesso sperimentate) da intraprendere per offrire
uninformazione
che coinvolga e sorprenda lutente: superare le categorie
per approdare a forme che prediligano strutture narrative
e nello stesso tempo dialogiche (in
modo da stimolare il dibattito), che sfruttino la non linearità dellipertesto
e che superino lautorialità a favore di quella
che lui definisce procedural
authorship, dove linformazione nasce dallinterazione
con lutente,
il quale viene coinvolto in prima persona e quindi
traendone il maggior frutto possibile in un processo
che crea informazione.
Infine, la sorpresa è ancora maggiore quando avviene un
incontro casuale con qualcosa che non ci aspettavamo. Questo tipo
di sorpresa è chiamata serendipity,
ed è la modalità chiave di apprendimento
tramite Internet. Gli studiosi del Georgia Institute of
Technology di Atlanta hanno infatti individuato
tre fondamentali modalità di navigazione fra gli
utenti della Rete: Search
Browsing, General Purpose Browsing, Serendipitous
Browsing.
Nellordine, la navigazione di chi ha un obiettivo
preciso, quella di chi ha una vaga idea di cosa cercare,
e quella di chi non cerca nulla, ma si lascia
guidare dalla curiosità e dalle emozioni. Come rileva
indirettamente Levy descrivendo una sua navigazione ideale,
data limmensa quantità di
risorse accessibili in Rete e la facilità di raggiungerle
semplicemente seguendo un link, quasi sempre accade che
i primi due tipi di navigazione scivolino
nella terza. Studiare tattiche che inducano alla serendipity è quindi
un metodo ideale per dare allinformazione offerta
un plusvalore di sorpresa che induca gli utenti a reiterare
le visite.
Tutto ciò presuppone ovviamente il superamento della
tradizionale impostazione didattica dei musei:
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Museums must avoid their tendency
to be didactic, which is inherent in the structure of databases
that presupposes the validity of information provided by
museum scholars. The networked environment is not hospitable
to a didactic attitude or the assertion of absolute authority
( 21). |
La didattica non va
abbandonata, ma innovata
tramite interattività, coinvolgimento
e serendipity, offrendo una sorta di edutainment che consenta di
coniugare qualità dellinformazione e coinvolgimento:
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The importance
and advantage of the Web depends, above all, on the quality
of the presented
information, according to the interests of the different
kinds of potential visitors. But a Web site of a museum
should also follow human communication rules: they must be
interesting
and useful, and they must be both educational and entertainment
(usually referred as "edutainement"). And they
must also exploit the best current technology: interactivity,
audio-visual and 3D capabilities ( 22). |
5. Interattività.
Abbiamo
citato la proposta di Dietz, che vede nello
sviluppo
di una procedural authorship nella
presentazione dellinformazione
nella forma di una interactive narrative una
delle possibilità di
rendere linformazione interessante ed a di farla
andare incontro alle esigenze dellutente. Lidea è molto
cara a Dietz, che la ribadisce in più punti:
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One of the
things that most museums have discovered, however, is that
their authoritative information,
so painstakingly gathered and vetted, is only a small fraction
of what most people are interested in. Generaly, it's not
surprising. Too often, it does not get beyond a "repository
of the given." I believe that it will be necessary for
the "network museum" to create parallel and/or
commingled databases and information resources that are
truly two-way-interactive. Until then, we will continue
to be citadels
of information, not communities of co-learners ( 23). |
Peraltro, Dietz non è il solo a sollecitare ladozione
di tattiche interattive da parte dei siti museali. Sostiene
Bearman:
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The first requirement for museums
is to recognise that the networked environment is interactive,
and therefore can be user driven. It enables us to respond
to the visitor rather than pump information at him . If used
to its best purposes, the networked environment enables a
user to construct an experience with personal meaning ( 24). |
Mentre Dietz e Bearman propongono
una interazione bidirezionale tra museo
e utenti, Barbieri
e Paolini si spingono ancora più avanti, ipotizzando
una cooperazione fra gli utenti che accedono al sito contemporaneamente
attraverso la creazione
di spazi di cooperazione come ambienti tridimensionali
(25).
Il progetto rientra nella problematica più ampia
della creazione di feedback, che è esso
stesso interazione, e della presentazione del sito museale
come luogo che offre non solo informazione, ma anche possibilità di
incontro e discussione.
6. Usability.
Tutti i criteri proposti finora
ne sottintendono uno fondamentale, che riguarda tutti i siti
e non solo
quelli museali, tanto
che ne sono state
date delle regole comuni: linformazione deve essere
organizzata nel modo più semplice e chiaro possibile,
in modo tale da essere accessibile senza difficoltà da
qualsiasi categoria di utenti (26). Al di là delle
regole generali di accessibilità, una categoria
che merita particolare attenzione è quella dei disabili,
che rischiano di incontrare nei siti museali barriere
architettoniche analoghe a quelle che incontrano
nelle strutture fisiche del museo. Anche qui, in linea
di massima valgono le regole che tutti i siti dovrebbero
osservare. Dal momento che gli handicap che
potrebbero compromettere lesperienza dei disabili
in Rete sono essenzialmente di vista e di udito, una delle
prime strategie è quella di provvedere
dei testi alternativi a immagini ed inserti audio e video:
esistono infatti software per ciechi predisposti per leggere
tutto ciò che è testo nelle
pagine web, e se unimmagine non ne fosse provvista
questo limiterebbe di molto le possibilità di esperire
correttamente il sito da parte di un cieco. Il W3C (consorzio
fondato dal creatore del Web Tim Berners Lee per introdurre
regole comuni nella gestione della Rete) ha promosso inoltre
un vero e proprio standard
di accessibilità che elenca le regole che
bisognerebbe rispettare per andare incontro alle esigenze
dei disabili:
il WAI (Web Accessibility
Initiative) (27).
7. Il filtro teorico.
Infine, visto che un filtro è necessario,
e sarà il curatore
o colui che fornisce limpianto teorico sulla base
del quale viene costruito il sito, questo stesso filtro
dovrà essere ben evidente. Lo sostiene ancora
Dietz, che propone una attività curatoriale forte
e ben identificabile come tale, mai anonima. Questo non
per imporre un punto di vista, quanto piuttosto
per denunciare come tali i criteri utilizzati e stimolare,
non soffocare la pluralità:
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one of the
roles of the curator is to identify, contextualize, and present
a point of view
about works of art. While lots of museum Web sites have
lists of links, few tend to "curate" these links or offer
much reason for listing them beyond a generic "sites
to check out." ( 28) |
Questo criterio, importante nella
realizzazione dellestensione
online di un museo, diventa decisivo nel momento in cui,
avendo a che fare con la
net art,
il curatore museale si trova ad operare in un ambito
in cui ogni tentativo diventa
sperimentazione
e potenziale regola
per il
futuro.
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