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NEXT SEX - Sex in the Age of its Procreative
Superfluousness
di Lorenza Pignatti
pdf (16 Kb)
L'Ars Electronica 2000, festival di Arte Elettronica di Linz,
ha presentato nella sua ultima edizione, realizzatesi lo scorso
settembre, un panorama piuttosto articolato di produzioni artistiche
che si realizzano attraverso l'utilizzo di dispositivi tecnologici.
In realtà l'analisi che da sempre compie il festival di
Linz, giunto quest'anno alla sua ventunesima edizione, si estende
non solo alle pratiche artistiche ma anche e soprattutto a quelle
socio-culturali.
Il tema del simposio internazionale era infatti NEXT SEX -
Sex in the Age of its Procreative Superfluousness, per riflettere
sulle modalità di procreazione artificiale sempre più
presenti (e possibili) nella società post-industriale.
Si sono alternati interventi interessanti ad altri forse più
prevedibili, il cui intento era sottolineare in prima istanza
la separazione tra attività sessuale e riproduzione, che
hanno in alcune situazioni allarmato il pubblico femminile (femminista)
presente in sala, dove a loro parere si semplificava o addirittura
si cancellavano tutte le pulsioni riguardanti il desiderio e l'identità,
per enfatizzare unicamente gli aspetti biotecnologici riguardanti
la procreazione. Tra i relatori ricordiamo Nobuya Unno, medico
e ricercatore all'Università di Tokyo; Carl Djerassi, universalmente
no!to per essere il "padre della pillola", oltre ad
essere professore di Chimica alla Stanford University; Jena Reich,
biologo molecolare tedesco, membro della commissione scientifica
del German Human Genome Project; Xin Mao genetista e direttore
di Eurasia Millenium Limited, che dall'Inghilterra crea scambi
culturali e scientifici con la Cina; Veena Gowda avvocato indiano
che si occupa della situazione femminile in India collaborando
a Majilis, un centro di tutela legale.
La Brucknerhaus, oltre al convengo sovracitato ospitava anche
l'Electrolobby, meeting point con day clubbing e presentazione
di alcune interessanti vicende legate all'ambiente di rete. E'
qui che si è svolta la conferenza stampa di etoy, mentre
Annick Bureaud ha raccontato i recenti problemi legali vissuti
dalla prestigiosa rivista americana "Leonardo", Andrew
Leonard ha illustrato The free software project e tanti al!tri
interessanti personalità della scena digitale si sono succedute,
il giorno dell'apertura, nell'Electrolobby. Lo streaming di questi
incontri è presente nel sito
http://electrolobby.aec.at.
Con molto ironia e coraggio (per le fredde condizioni climatiche)
il party inaugurale è stato organizzato nell'Eishalle (Palazzo
di ghiaccio) di Linz, per ricordare o per sottolineare quanto
il ghiaccio sia un elemento imprescindibile per l'ingegneria genetica
e la procreazione assisti!ta.
Gli spazi espositivi, erano invece il prestigioso Ars Electronica
Center che ospitava Print on Screen, e l'O.K Centrum für
Gegenwartskunst con Cyberarts 2000. Quest'ultimo presentava una
selezione delle opere pervenute nelle varie sezioni del festival,
suddiviso nelle seguenti categorie: .net, Digital Musics, Visual
Effects, Interactive Art e Cybergeneration U19 - Freestyle
Computing. Nella categoria .net il premio è stato assegnato
allo scrittore americano Neal Stephenson, autore di volumi come
Diamond Age e Snow Crash,
Tra i progetti Web che hanno ricevuto una menzione onoraria ricordiamo:
Telezone (http://telezone.aec.at)
di Erich Berger, Peter Purgarthofer e Volker Christian, The Exquisite
Corps (http://www.repohistory.org.c!irculation/exquisite)
di Sharon Denning, The Intruder, Beta version 1.1 di Natalie Bookchin
(http://wwwcalarts.edu/bookchin)
e 0100101110101101 (http://www.0100101110101101.org).
Il premio per la categoria Interactive Art del Prix Ars Electronica
è stato attribuito a Rafael Lozano-Hemmer, per Vectorial
Elevation (http://www.alzado.net)
interesssante e complessa installazione ideata per illuminare,
attraverso Internet, Piazza Zócalo di Città del
Messico, una delle più grandi del mondo.
I premi Golden Nica per la categoria Computer Animation è
stato assegnato al canadese Jakub, per Visual Effects a!l francese
Christian Volckman e per Digital Musics al tedesco Carsten Nicolai.
Nella nuova categoria Cybergeneration U19 (Under19- sotto i diciannove
anni) il premio è stato assegnato agli austriaci Verena
Riedl e Michaela Hermman per il progetto Harvey.
All'O.K Centrum für Gegenwartskunst erano presenti l'Institute
for Applied Autonomy (USA) con Graffiti Writer, piccoli robot
telecomandati che realizzavano dei graffiti sull'asfalto, Paul
Sermon e Andrea Zapp (UK) con A Body of Water,
un'opera che si serviva delle telecamere digitali per proiettare
l'immagine dei visitatori presenti all'O.K Centrum su una superficie
d'acqua collocata all'interno di un sottopassaggio di Linz, per
permettere un'interazione tra individui fisicamente lontani tra
loro. As Much As You Love Me dell'israeliana Orit Kruglanski,
era invece un'opera composta da un i-mac! fornito di cuffie. Indossandole
si ascoltava un frammento di un discorso amoroso. Il muose che
all'inizio del racconto si muoveva con la sua normale leggerezza,
nel corso del tempo assumeva una pesantezza sempre maggiore, fino
a diventare quasi possibile da muovere. Seguiva infatti la drammaturgia
del discorso, che terminava in un abbandono. Il mouse formava
invece una traiettoria sul desktop, una rete di linee che scomparivano
al termine del dialogo.
Dopo aver descritto brevemente alcune delle opere presenti a
Cyberarts 2000 soffermiamoci su Print on Screen, mostra ospitata
all'Ars Electronica Center. Tutte le opere investigavano le possibili
forme di interazioni con il testo, che in un ambiente digitale
non è più congelato alla bidimensionalità
della carta ma può invece creare nuove modalità
interattive.
Text Rain di Camille Utterback/Romy Achituv era un'installazione
interattiv!a dove il visitatore, la cui immagine era proiettata
su un grande schermo, interagiva con le lettere che scendevano
dalla sommità dello schermo, che poteva fermare, raccogliere,
evitare.
L'opera interattiva Life Spacies II, realizzata da Christa Sommerer/Laurent
Mignonneau mostrava come delle creature artificiali potessero
crescere e svilupparsi dopo essersi cibate di alcune lettere dell'alfabeto,
che diventavano anche la base del loro patrimonio genetico.
Ancora riflessioni sulle possibili forme testuali in Discoder,
opera di due giovani designer/programmatori giapponesi. Discoder
era un'installazione composta da un iMac, la cui tastiera era
collegata a tanti mouse, e da un grande schermo che mostrava il
desktop. Cliccando sui mouse si scomponevano le pagine html presenti
nell'hard disk del computer per creare una cacofonia di testi
e suoni, visualizzati nel desktop (http://www.exonemo.com).
Divertente e ironica era l'opera Sperm Race, ospitata nella piazza
centrale di Linz, una sorta di competizione tra il seme dei partecipanti
alla gara che venivano selezionati in base alla qualità
del loro seme. L'atmosfera asettica e cupa dei laboratori clinici
si trasformava in un avveniristico gioco, non poi così
lontano dalle già ben frequentate banche del seme.
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