Robots@Play
Luigi Pagliarini
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Ho fatto da poco rientro dalla Danimarca dove
si è svolta la Prima Edizione di Robotsatplay (http://www.robotsatplay.dk).
In più tempi, nel centro storico di Odense, una tra le
più antiche
città Danesi, luogo di nascita di Hans C. Andersen e
consacrata al Dio Odino, ha avuto luogo quella che a tutti gli
effetti si
potrà presto definire tra gli eventi di robotica più significative
del vecchio continente.

La manifestazione, che cerca di far il punto sullo stato dell’arte
della robotica nel mondo, sembra porsi l’obbiettivo
di accogliere al suo interno, nel panorama della ricerca
e dello sviluppo della
robotica sia scientifica che industriale, quelle che vengono
individuate come le innovazioni tra le più interattive
e ‘playful’ – e
tutto sommato la denominazione assunta lo dichiara esplicitamente – in
termini di design, funzionalità e potenziale impatto
sulle società.
All’interno della stessa sono state ritagliate molteplici
sezioni tematiche, a cui sono state fatte corrispondere altrettante
sedi operative, in uno sforzo organizzativo che definirei ciclopico – ingrato
compito svolto principalmente dal Robo[Cluster] e dal Maersk Institute
della Syddansk Universitet con il sostegno finanziario del Ministero
per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Danese, della Regione
(Fiona), dal Comune di Odense, dall’Ente Regionale per il
Turismo nonché da diverse entità private quali la
LEGO, Fiona Bank, Entertainment Robotics e via discorrendo – e
che ha visto la realizzazione di ben sette segmenti di vario
interesse: Robo[Film], Robo[Play], Robo[Trash], Robo[Sports],
Robo[Rave],
Robo[Camp], Robo[Prize].
Il tutto si è chiaramente trasformato in un successo di
pubblico per cui le manifestazioni ufficiali e popolari di gratitudine
e riconoscimento – soprattutto nei riguardi dell’ideatore
e trascinatore della manifestazione, Henrik Hautop Lund – sono
diventate dirette ed esplicite. Ma aggiungerei altro. Si è trattato
di un successo culturale reale, a cui, per dirla tutta, le società Scandinave,
autentico faro di civiltà globale, ci hanno da tempo
abituato.
Difatti, è ormai chiaro che il rapporto tra uomo e robot
all’inizio del 2000 è esattamente proporzionabile
al rapporto che c’era tra uomo e PC alla fine del ‘900.
Quindi tanto vale iniziarci a fare i conti e preparare culturalmente
le nostre società, in un processo che neghi le mistificazioni – tipiche
di talune letterature e cinematografie, ma anche di giornalismi
troppo spesso impreparati e ‘creativi’ – e che
viceversa porti certi elementi delle future società a
diretto contatto con il pubblico.
Ripercorrendo mentalmente l’intero svolgimento della manifestazione – a
cui ho avuto l’onore di contribuire quale consulente dell’organizzazione,
con il design di poster, come membro della giuria del Robo[Prize]
e quale co-curatore del Robo[Rave] – mi rendo conto che è estremamente
imbarazzante scegliere di parlare dell’uno o dell’altro
evento o dell’uno e dell’altro artefatto, poiché erano
tutti tanto importanti quanto affascinanti.
Tuttavia, non posso far a meno di citare quelle che,
più che
interessanti, definirei operazioni clamorose. Innanzitutto,
la presentazione (in anteprima mondiale) del nuovo
gioiello di casa
LEGO, il MINDSTORMS
NXT,
evento che credo si commenti da sé. In secondo
luogo, l’assegnazione
di un premio di 10.000 euro a uno dei più avanzati
prototipi dell’MIT, Huggable,
e poi la partecipazione di ‘masterpieces’ della
robotica moderna quali, Paro e Atron.
Ma anche la presenza degli efficientissimi robot ‘quotidiani’ quali
RoboMover, Roomba & Scooba o
l’affascinante
spettacolo offerto da RobotHand e HanSaRam & Robonova,
o l’impareggiabile ‘entertainment’ offerto
da Start
Kick e via discorrendo.
Un capitolo a sé va tuttavia destinato al Robo[Rave], ossia
lo spettacolo nello spettacolo. Nel Magasinet, un antico teatro
collocato nell’esatto centro della città, si sono
succeduti ben cinque show nell’arco di quattro ore.
Due, in particolare, erano not to miss!
Il primo è la coinvolgente performance di Haile – figlia
dell’ultimo progetto del ricercatore Gil
Weinberg (scienziato e musicologo di origini israeliane,
già MIT ed ora trapiantatosi
nel centro per le ricerche musicali di Atlanta) – un
robot percussionista che ci ha regalato un impareggiabile
jam session
(nel vero senso della parola!) con lo stesso Gil
e Scott Driscoll, uno dei suoi trainers e realizzatori.
Il secondo (dulcis in fundo), il RoboMusic Concert
architettato dallo stesso Henrik H. Lund in combutta
con il fondatore
della Remix Culture, nonché World Music
Award con più di
un milione di dischi venduti al suo primo album,
Funkstar
Deluxe. Il RoboMusic Concert – a cui,
incidentalmente, ha preso parte il gruppo italiano
degli eXtraLight
con un uno spettacolo di danza di rara bellezza,
eleganza e raffinatezza, che ha coronato con
una coreografia ricolma di fascino e di mistero
lo scenario futurista della narrazione musicale – consisteva
in una composizione musicale interattiva (anche
qui, nel vero senso della parola!) per cui il
pubblico, attraverso dei dispositivi
di varia natura e manipolabilità era in
grado di influenzare, modificando run-time, lo
svolgimento del concerto stesso (inteso
come melodia, armonia e sound). Il tutto, direi
miracolosamente, senza compromettere, come spesso
accade, la musicalità dell’esecuzione.

In sostanza un reale, significativo passo avanti
nella ricerca dell’interattività musicista/pubblico
che ha spinto i due a formulare un autentico paradigma
teorico e che, c’è da scommetterci, verrà ben
presto adottato da diversi artisti.
Guarda anche: http://www.interrupt.it/scheda_p.asp?IDVideo=247
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