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Da "Fleshout" n.6, gennaio-febbraio 2000
"net.art"
di E.K.
(pdf,
12 Kb)
"Art.Teleportacia fornisce un certificato che ti garantisce
che l'opera che hai acquistato e' originale. Un esempio: l'indirizzo
del sito nella location bar." (Olia Lialina, creatrice
di Art.Teleportacia)
"In linea di principio l'arte e' sempre stata riproducibile.
Una cosa fatta dagli uomini ha sempre potuto essere rifatta dagli
uomini."
(Walter Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilita'
tecnica)
La net.art e' considerata la prima forma d'arte nata e cresciuta
(e morta?) in internet. Un'opera di net.art dipende ontologicamente
dalla rete e non puo' essere creata e fruita per mezzo di alcun
altro supporto. O perlomeno questo e' quanto e' stata la net.art
fino ad ora, si stanno gia' sviluppando altre forme off-line ma
siamo in una fase del tutto embrionale.
La net.art, nata solo qualche anno fa, e' evidentemente destinata
a divenire "la" nuova forma d'arte e i net.artisti sembrano
non aspettare altro. Ognuno con il proprio sito, ognuno con il
proprio dominio, ognuno con la propria galleria si sta gettando
a capofitto nelle pastoie dell'arte tradizionale, ignorando completamente
cio' che la net.art potrebbe/dovrebbe essere, tradendo le autentiche
potenzialita' della rete.
Nell'arco di due anni la net.art sara' in tutti i musei e in
tutti i manuali di storia dell'arte, con tanto di nomi e cognomi
dei "protagonisti del periodo eroico", date, correnti,
influenze, generazioni e via dicendo, tutti i quintali di merda
che ci hanno sempre propinato. Ma non era questo che speravamo.
La rete e' l'indiscusso paradiso del no-copyright, del plagiarismo,
della confusione e dello scambio, perche' ricreare una realta'
identica a quella che ci circonda?
Cio' che distingue la net.art da qualunque altra forma d'arte
sembra essere l'"interattivita'", o perlomeno questo
e' quello che da sempre sentiamo ripetere. Bene: l'"interattivita'"
come la si intende solitamente e' un'illusione, una panzana, fumo
negli occhi. Quando l'utente visita un sito (che sia net.art o
no non fa alcuna differenza) con il suo click non fa altro che
scegliere un percorso. Le possibilita' che ha a disposizione sono
gia' state previste dall'autore, l'utente decide semplicemente
cosa vedere prima e cosa vedere dopo, sceglie solamente l'ordine:
questa non e' interattivita'. Sarebbe come affermare che una mostra
in un qualunque museo e' interattiva perche' il visitatore ha
la possibilita' di scegliere da che stanza cominciare, quali opere
vedere prima e quali dopo e girare attorno ad una scultura osservandola
da diversi punti di vista. Se la net.art e' interattiva, allora
lo e' anche Canova.
Nonostante questa sia la tendenza piu' diffusa, anche all'interno
del mondo della net.art sta nascendo una corrente piu' critica
e radicale, che cerca di iniettare in questa nuova forma d'arte,
che fino ad ora e' stata prettamente "estetica" (Duchamp
l'avrebbe definita "Arte retinica"), dei contenuti "etici".
Ad avviare questa nuova tendenza e' stato 0100101110101101.ORG,
anonimo/i "artivista" di probabili origini italiane,
ormai largamente noto per azioni come l'hack di HELL.com, il plagio
di Art.Teleportacia.org e il clone di JODI.org.
HELL.com e' un sito privato la cui password d'accesso viene
concessa solo ad una ristretta cerchia di eletti, una rampa di
lancio per cyber-artisti. Il 28 febbraio di quest'anno HELL.com
ha aperto per la prima volta le sue porte in occasione della mostra
"Surface". Durante le 48 ore di apertura
0100101110101101.ORG ha clonato interamente il contenuto del
sito rimettendolo subito in rete, liberamente accessibile e senza
copyright. Definendoli "astuti", Aronson, il fondatore
di Hell.com, ha fatto notare agli attivisti che il loro sito stava
violando i diritti degli autori, imponendo che il materiale venisse
rimosso. Ma il sito e' ancora la'. "Possono rigirarla come
vogliono, ma in ultima analisi questo e' semplicemente un furto,
- dice Kenneth Aronson - una trovata pubblicitaria per far conoscere
un gruppo di persone evidentemente senza talento".
In seguito a questi avvenimenti un giornalista del New York
Times ha raccolto diverse opinioni, intervistando anche alcune
delle "vittime".
Richard Rinehart pensa che potra' essere lui il prossimo ad
essere colpito, e la cosa non lo preoccupa. Recentemente Rinehart
ha venduto una copia della sua opera in rete "An Experience
Base - A Boolean Typhoon" dal sito d'aste "eBay",
diventando uno dei numerosi artisti digitali che stanno esplorando
le potenzialita' commerciali delle loro attivita' in rete.
Dmytri Kleiner, un membro della Idiosyntactix, ha dichiarato
che il suo gruppo appoggia gli attivisti e fornisce loro lo spazio
sul server, ma non e' mai stato coinvolto nella duplicazione dei
siti.
I sostenitori di 0100101110101101.ORG
affermano che la proprieta' intellettuale sia una facile scappatoia.
Riferendosi ai creatori del progetto privato HELL.com, Kleiner
dice: "Mi rifiuto di accettare che possiedano alcuna proprieta'
intellettuale. Stanno semplicemente modificando la conoscenza
intellettuale che tutti condividiamo. Di fatto, stanno minacciando
di rubarla e impacchettarla come se fosse loro".
Secondo Rinehart,
http://www.0100101110101101.ORG, potrebbe cadere in preda
ai suoi stessi argomenti. Dice di non essere d'accordo con "la
sua riduttiva definizione di Internet come un caotico e idealistico
accesso per tutti". "Beh, qualcosa lo e', ma altro sicuramente
no. La Rete e la net.art sono sufficientemente grandi da contenere
molte attitudini diverse. Sono d'accordo che la parte "libera"
venga protetta fortemente, ma non che dobbiamo diventare tutti
ugualmente elitari e disgustosamente dogmatici e dichiarare che
solo un tipo di arte e' quello giusto".
Auriea Harvey, un'artista di New York che ha preso parte a "Surface",
prende una posizione simile, ma afferma di non essersi preoccupata
della duplicazione del sito in se'. "Ogni volta che qualcuno
guarda qualcosa in Rete ne viene fatta automaticamente una copia
nel cache. Ho visto delle magistrali ricombinazioni dei miei lavori
on-line. Chi se ne frega del copyright? Se non vuoi che ti rubino
qualcosa, allora non metterla in Rete". Harvey stessa ha
appena comprato un lavoro di net.art, l'opera di Olia Lialina
"If You Want To Clean Your Screen", da Art.Teleportacia,
la prima galleria a vendere opere create per la rete. In giugno
0100101110101101.ORG ha copiato i files del sito, li ha in
qualche modo alterati e rimessi on-line in versione "anti-copyright".
Lialina, che cura il sito, ha affermato di aver apprezzato cosi'
tanto la copia d'aver incluso un link ad essa nella sezione "Under
Construction" della sua galleria.
Da parte sua, Rinehart sembra sfidare la sorte. Persino prima
di sapere delle azioni di 0100101110101101.ORG,
ha incluso nel suo sito una sezione "Copyright", nella
quale invita i visitatori a "rubare questo sito" fornendo
degli esempi sulla flessibile interazione tra copyright e creativita'
nel mondo dell'arte.
Lo disturberebbe se l'opera diventasse parte della collezione
di 0100101110101101.ORG?
"Non mi importerebbe molto, anche se penso che il loro lavoro
potrebbe giovarmi - ha affermato Rinehart - Penso che i loro esperimenti
siano utili, se non altro perche' esplorano nuove possibilita'.
Buon per loro! Ma mi interessano meno di altre attivita' artistiche
che ho visto". Rinehart ha inoltre fatto notare che potrebbe
persino beneficiarne se il suo lavoro riapparisse la'. "Forse
essere hackerati sul loro sito potrebbe diventare una sorta di
onore tra i net.artisti, magari alzare persino i prezzi dei lavori
originali".
Quale e' lo specifico di questa forma d'arte? In altre parole
cosa distingue un'opera di net.art da un dipinto? Cercando di
interpretare 0100101110101101.ORG
la risposta non puo' essere che "la riproducibilita' "
e di conseguenza la questione dell'originalita'.
Per la prima volta con la net.art si e' realizzata la profezia
(perche' non di altro si trattava) di Walter Benjamin "l'opera
d'arte nell'epoca della sua riproducibilita' tecnica": il
"copy-paste" puo' divenire atto creativo, il download
e l'upload possono divenire atti creativi. Sarebbe sbagliato ignorare
queste potenzialita' di rinnovamento dell'arte.
Entrando in un nuovo sistema e' necessario adattare nuove regole
ed altri parametri e lasciarsi alle spalle tutto un bagaglio di
consuetudini. Nuove pratiche stanno nascendo, embrioni di nuove
forme di vita: Antiorp, I/O/D/, 0100101110101101.ORG,
si sono creati dei loro propri parametri.
In un mondo accessibile attraverso un mouse non si puo' piu'
parlare di "tocco dell'artista", in un mondo fatto di
numeri non si puo' piu' parlare di "ispirazione", in
un mondo fatto di impulsi e commutazioni non si puo' piu' parlare
di "autore", in un mondo fatto di pixel non si puo'
piu' parlare di "soluzioni cromatiche", semmai di risoluzioni!
Il tappetino non e' una tavolozza.
E' naturale che la prima reazione nei confronti di qualcosa
di nuovo sia l'identificazione con un'esperienza gia' nota. Qualcosa
che non rientra in una categoria predefinita viene immediatamente
identificato, semplificato, levigato e infilato nel loculo del
passato, in pratica viene interpretato. Ma l'interpretazione implica
necessariamente una semplificazione. A nostro avviso 0100101110101101.ORG
non aveva in mente un "attacco alla commercializzazione dell'arte
in rete", perche' 0100101110101101.ORG
"agisce", non "reagisce" (cio' che distingue
l'artista dal critico). Attacca per primo e senza avviso, e non
si esprime, non codifica ne tanto meno giustifica il proprio inusuale
atteggiamento. Forse sa che altri lo faranno, o che e' inutile.
Esemplificare e' utile, e' redditizio, ma reattivo, non produttivo.
0100101110101101.ORG
ri-utilzza le opere d'altri per evitare la trappola dello stile,
per allontanarsi dalla forma ed esprimere senso. Un senso volutamente
ambiguo.
0100101110101101.ORG
ha reso superbamente l'eterno ed infinito "scambio"
di informazioni ed esperienze - bytes e files se preferite - che
caratterizza la rete, a partire dal proprio nome che non e' altro
che codice binario. La convinzione che l'informazione debba essere
libera e' il conseguente tributo al modo in cui un ottimo computer
o un valido programma lavorano: i bit binari si muovono lungo
il percorso piu' logico, diretto e necessario a svolgere il loro
complesso compito. Che cos'e' un computer se non qualcosa che
beneficia di un libero flusso d'informazione?
Nessuno crea nulla, tanto meno il genio isolato, ispirato dalla
musa: non esiste e non e' mai esistito, come non esiste e non
e' mai esistito l'"essere", ma solo l'"essere nel
mondo". Se questa visione e' sostenibile in tutto e per tutto
per la produzione/fruizione della cultura tradizionale (leggi:
"non in rete"), cio' che nel mondo puo' sembrare una
semplice contraddizione in internet diviene addirittura paradossale.
Sembra che solamente l'originale o gli originali di un'opera
d'arte possiedano una certa autenticita' che permette loro di
diventare oggetti da collezione e quindi inserirsi nel mercato.
E' esclusivamente per questo che si pone la questione del loro
valore in quanto tali.
Ma un originale e' forse piu' efficace di un qualsiasi altro
oggetto dotato della stessa identita' e delle stesse caratteristiche?
Evidentemente no. Se questo principio e' universalmente valido
e accettato, perche' non dovrebbe valere anche per l'arte? Chi
pagherebbe piu' centinaia di milioni per una scultura di Henry
Moore se ne avesse una a buon mercato che assolvesse pacificamente
alle stesse funzioni? Un oggetto che deliziasse ugualmente la
vista? Soltanto la confusione, retta da interessi di mercato,
tra oggetto da collezione e oggetto d'arte spiega la specie di
mito che si e' creato intorno all'originale.
Abbiamo veramente bisogno di originali?
Se non esiste l'originale non esiste nemmeno l'imitazione. Se
non esiste piu' l'autore non esiste nemmeno l'allievo. Sogniamo
centinaia di 0100101110101101.ORG
che replicano siti all'infinito, vorremmo vedere centinaia di
JODI e di HELL, tutti diversi, tutti originali.
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