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DNA COMPUTING
di Kristina Blachere, 26/IV/2000
(pdf,
12 Kb)
Dimenticatevi dell'ultimo processore Intel e delle tribolazioni
di Microsoft, la nuova frontiera della tecnologia é rappresentata
dal DNA computing. Gli scienziati stanno incorporando del materiale
genetico umano all'interno di microprocessori e utilizzano il
DNA in provette per risolvere problemi matematici molto complessi.
Il risultato potenziale? L'eliminazione di certe malattie e, forse
entro alcuni decenni, quei biochip implantabili sui quali abbiamo
fantasticato in passato.
Stop alle malattie
Una buona parte della ricerca sui processori DNA viene realizzata
da società di biotecnologie che sperano di far soldi sui
recenti passi in avanti nella decodifica del patrimonio genetico
umano. Gli scienziati di queste compagnie hanno creato dei microprocessori
che incorporano frammenti di DNA al posto della usuale circuitazione
elettrica. Questi chip, i quali contengono un raggruppamento (sin
schiera) di informazioni genetiche specifiche che corrispondono
ai dati di un gene umano, sono noti come "microarrays"
("microschiere", traduzione mia). Una volta inseriti
in una speciale macchina modello PC, gli scienziati riescono a
confrontare il chip al reale DNA umano allo scopo di vedere come
quest'ultimo cambia quando viene colpito da virus o dal cancro.
Quando gli scienziati avranno una conoscenza più completa
di quali parti del genoma umano controllano certe funzioni specifiche,
riusciranno ad utilizzare delle microschiere per determinare la
predisposizione a certe malattie o la resistenza a particolari
droghe da parte di un certo individuo. (Queste società
le stanno brevettando, e hanno in progetto di venderle a medici
e scienziati).
DNA non trova la matematica difficile
Vari centri di ricerca in giro per il mondo stanno anche concentrandosi
con il DNA computing. Nel 1994 lo scienziato Leonard Adelman introdusse
il concetto dell'utilizzo del DNA per risolvere problemi di calcolo.
Egli utilizzò i componenti di base che costituiscono la
molecola del DNA per rappresentare dei vertici su di un diagramma
e, attraverso reazioni biochimiche, riuscì a realizzare
dei modelli sul "grafico" per risolvere correttamente
un problema teorico.
Fondamentalmente il DNA funziona attraverso la sintesi e l'inibizione
della produzione di certe proteine. Gli scienziati hanno identificato
quali parti del DNA producono o inibiscono la produzione di certe
proteine ed hanno inoltre assegnato un segnale binario ad esse.
Per esempio, se una proteina é stata sintetizzata allora
viene indicata con 1, se é stata inibita con 0. Aggiungendo
proteine a sufficienza si avrà una circuitazione logica
proprio come in un microchip di silicio.
Scacco matto genetico
Armati di queste informazioni, i ricercatori di Princeton hanno
recentemente utilizzato l'RNA (la molecola che trascrive e copia
il DNA) per risolvere un match di scacchi. Non hanno fatto altro
che codificare il problema in stringhe da 10 bit di RNA e istruire
le molecole a creare ogni possibile combinazione di 0 e 1 e ridurle
alle soluzioni più adatte. RNA ha trovato così 43
soluzioni corrette.
I benefici del DNA
Ma che motivo c'é di utilizzare il DNA o l'RNA per risolvere
dei problemi quando dispoiamo già di microprocessori veloci?
I processori DNA utilizzano biomateriali a buon mercato, puliti
e facilmente reperibili (piuttosto che i costosi, e spesso tossici,
materiali che spesso sono contenuti nei microchip). I microprocessori
DNA racchiudono inoltre una maggior quantità di dati in
meno spazio e, visto che eseguono i calcoli attraverso reazioni
biochimiche (molte delle quali possono avvenire simultaneamente),
DNA ha la possibilità di svolgere più operazioni
parallelamente. (...)
Infine, gli studi sul DNA computing aiuteranno gli scienziati
a capire in che modo lavora il cervello umano. (...) La maggiore
conoscenza del cervello, del DNA, del modo in cui realizzare dei
dispositivi di calcolo ultraveloci permetterà di sviluppare
quei campi che sono stati finora oggetto della letteratura di
fantascienza, dall'intelligenza artificiale alle nanotecnologie
molecolari autogeneranti, fino ai biochip impiantabili nel corpo
umano.
Tradotto da Francesco
Cisternino
Tratto dal sito www.cnet.com
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