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Nuovo Mercato (NM)/2: know-how, questo sconosciuto
Qualche dubbio sul coefficiente tecnologico medio di NM. Ma siamo
sicuri che la New Economy italiana esista realmente?
di Francesco Cisternino
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"Quante delle compagnie europee quotate nei listini tecnologici
vendono tecnologia avanzata di cui possiedono il know how e quante
operano su mercati che possono definirsi di "commodities"
cioè di beni e servizi che non hanno un contenuto particolarmente
innovativo? I prospetti informativi dovrebbero mettere bene in
chiaro questi aspetti. E andrebbero anche tenuti presenti per
l'ammissione alla quotazione ad un listino che peraltro dovrebbe
essere meglio qualificato come "tecnologico", termine
a sua volta che non manca di prestarsi a inganni". (Il
Foglio, 11/XI/'2000)
Già, listino tecnologico. Ma cos'avranno mai di tecnologico
i biglietti da visita della Poligrafica San Faustino, quotata
anch'essa al NM? E come mai una società come Prima Industrie
di Collegno, operante nel settore degli automatismi industriali,
è stata cortesemente messa alla porta dalla SEC in occasione
del tentativo di sbarco al Nasdaq, ben precedente alla planata
su NM?
Ciò che a noi appare è che la tanto decantata New
Economy in Italia non esista affatto. O, quantomeno, vada drasticamente
ridimensionata. Se negli Usa, infatti, è incominciata da
anni una sorta di seconda rivoluzione industriale senza precedenti
in cui le nuove tecnologie hanno consentito un cambiamento epocale
del sistema economico che ha interessato prima l'industria e poi
la finanza, con l'avanzamento esponenziale di settori strategici
quali l'elettronica, la robotica, le biotecnologie, la farmaceutica,
il software eccetera, in Italia siamo semplicemente rimasti abbagliati
dal risvolto borsistico dell'esplosione della rete, senza che
l'economia "analogica" si sia poi trasformata in "digitale".
Anche negli Stati Uniti, beninteso, si sono verificati i problemi
che abbiamo già evidenziato in precedenza e l'indice Nasdaq
ha da qualche tempo una certa fase di magra, ma non bisogna assolutamente
scordare il fatto che la New Economy americana ha visto in passato
ampie fasi di vacche grasse. Cosa che non si è mai vista
nè in Italia nè tantomeno nel resto del continente.
Più di qualcuno, poi, asserisce che il netto calo dell'indice
tecnologico americano abbia in realtà provveduto a ripulire
il listino dalle "bolle" speculative che riguardano
sia i titoli buoni, saliti eccessivamente, sia quei titoli meno
buoni che sono stati acquistati nell'euforia generale. Una sorta
di pulizia, diciamo così, fisiologica, che smalizia gli
investitori (e gli americani appaiono in verità piuttosto
smaliziati a livello finanziario) e assesta il mercato.
Ma tornando a noi, la New Economy italiana sembra proprio essere
"un'economia travestita" - come dice giustamente Enrico
Cisnetto, giornalista economico e docente di Finanza alla Luiss
- che ha visto una serie di "furbi" annunciare l'intenzione
di aprire un risvolto internettiano nei loro business tradizionali
al solo scopo di cavalcare l'onda. Ecco cosa aggiunge in merito
il nostro: "Dei titoli che a Milano si fregiano del marchio
Internet, quelli che sarebbero ammessi al Nasdaq si contano sulle
dita di una mano. (...) E laddove ci sono posizioni di eccellenza,
come nella telefonia mobile, si tratta di fenomeni esclusivamente
di consumo: siamo il "paese dei telefonini", ma Omnitel
è diventata straniera, abbiamo un solo produttore di apparecchi
cellulari di dimensioni relativamente modeste e quindi compriamo
americano, svedese o tedesco, e tutte le tecnologie che si usano
vengono da oltreconfine" (da Il gioco dell'opa, Ed.
Sperling & Kupfer, 2000).
Certo, le eccezioni non mancano. Come non citare Tiscali, in
corsa per diventare entro il 2001 il primo ISP in Europa? Sebbene
nel 2000 l'azienda di Renato Soru abbia perso il 51 per cento,
beccandosi la maglia nera di NM assieme alla pessima CDB Web Tech
Investment di Carlone De Benedetti, lontana a sua volta oltre
l'80 per cento dai suoi massimi d'anno, bisogna notare che nel
settore di appartenenza Tiscali ha fatto risultati di gran lunga
migliori rispetto a quelli di altri operatori ISP visto che Aol,
leader negli USA, ha perso il 56 per cento, Yahoo!, primo in Europa
e secondo in Usa, l'87 per cento e T-online, legata a Deutsche
Telekom, il 67 per cento. In realtà l'apprezzamento di
Tiscali è ancora molto elevato, perchè non solo
l'azione guadagna il 200 per cento rispetto al prezzo di collocamento
(ammesso e non concesso che ciò voglia dire qualcosa, per
i motivi esposti in precedenza), ma sta perseguendo con efficacia
il suo piano strategico. Fresca di acquisizione di Liberty Surf
per 900 milioni di Euro, di cui solo 200 liquidi, l'azienda può
vantare 4,9 milioni di clienti attivi, alle spalle di T-online
che ne ha 7. Sebbene alcuni analisti internazionali abbiano bocciato
l'operazione (Lehman Brothers, ad esempio), i giornalisti più
attenti, fra i quali Hugo Dixon del WSJ, non hanno esitato ad
accoglierla favorevolmente, pur considerando tutti i rischi del
caso: in sostanza, la scarsa raccolta pubblicitaria online implica
poca crescita con annesso rischio di chiudere o di essere comprata
da qualche Telecom. Abbandonare la Freelosophy, vale a dire l'idea
guida di accesso gratuito alla rete, o inventarsi qualcosa di
nuovo?
E un altro colpo veramente prelibato, che guarda caso non riguarda
direttamente NM pur trattandosi di New Economy (vera), è
il successo di Pirelli e di Tronchetti Provera in particolare
il quale, oltre ad aver ceduto magistralmente la Optical Technologies
alla Corning per 3,6 miliardi di dollari con annessa maxi stock
option, ha deciso di separare il ramo delle telecomunicazioni
da quello di cavi e sistemi e di puntare il massimo sulla ricerca
e l'innovazione. Tutte così le si vorrebbe, queste aziende
della New Economy.
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