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L'informatica sotto l'Euro
Un interessante report dell'Unione mette a fuoco il livello
tecnologico dei cittadini europei. E si scopre che fanno tutto
da soli.
di Francesco Cisternino
pdf (12 Kb)
Il campione è molto ampio, circa 16 mila persone intervistate
fra novembre e dicembre dello scorso anno, in media circa mille
unità per Paese membro. Largomento è il computer:
chi e quanto lo usa, cosa ne fa, con quale competenza. Il Benchmark
Report di cui vi stiamo parlando è un complesso lavoro
di ricerca commissionato dallUE, volto a saggiare periodicamente
(un paio di volte l'anno) il livello informatico dei cittadini
dei Paesi facenti parte l'Unione. I risultati sono decisamente
interessanti e più ottimisti di quanto si possa pensare.

Tanto per cominciare, per quale ragione si impara ad utilizzare
il computer? Per lavoro soprattutto (67,6 per cento), ma anche
per navigare su Internet (24) e per scambiarsi la posta elettronica
(20,8). Fanale di coda è leducazione (19,2), indice
fin troppo evidente del ruolo secondario dei mezzi informatici
in scuole e università. La percentuale di occupati che
utilizza il computer per ragioni lavorative si aggira sul 45 per
cento, un dato che comprende anche il crescente telelavoro. Punte
di eccellenza in Svezia, Danimarca, Olanda e Finlandia (circa
i due terzi della popolazione attiva); Belgio, Germania, Austria
e Italia si collocano pienamente nella media; molto più
in basso il Portogallo, la Spagna e la Grecia (25 per cento),
che risulta essere ultima anche per ciò che riguarda la
percentuale di Internet user (11 per cento).


E torniamo a parlare di telelavoratori: costoro si attestano attorno
al 12,5 per cento della popolazione attiva, con una certa preminenza
maschile; si tratta perlopiù di manager (18), lavoratori
in proprio (17,2) o altri tipi di colletti bianchi
(9,3). Pochi, invece, i lavoratori manuali (5,4 per cento). Il
telelavoro viene percepito dai diretti interessati come maggiormente
produttivo (66 per cento) e più facile da combinare con
la propria vita privata (46). Lo svantaggio più evidente
è, chiaramente, la minore interazione sociale che si viene
a creare (18 per cento). Curioso notare il fatto che queste percentuali
si capovolgono se si assume il punto di vista dei lavoratori tradizionali:
sono pochissimi quelli che ritengono questa forma maggiormente
produttiva (l11 per cento); qualcuno ne rileva un più
alto senso di autonomia (16 per cento, contro il 42 dei telelavoratori),
ma senza troppa sicurezza. In sostanza, la convinzione e la soddisfazione
degli operatori interessati si contrappone allo scetticismo di
coloro i quali non hanno mai avuto esperienze in tal senso.


Il lato sicuramente più interessante è quello relativo
alla formazione: circa il 23 per cento della popolazione attiva
dichiara di non aver mai ricevuto alcuna nozione informatica e
solo uno su sette ne ha avute sul lavoro. Una percentuale enorme
dei fruitori è autodidatta (45 per cento), e circa il trenta
per cento ha imparato ad utilizzare la macchina sul lavoro con
l'assistenza dei colleghi.
Il tasto scuola è doloroso: il 25 per cento degli utenti
informatici ha acquisito le proprie conoscenze a scuola; sebbene
gli istituti stiano compiendo dei passi avanti sul fronte delle
connessioni alla Rete e delle acquisizioni di hardware, si nota
subito che il rapporto fra macchine disponibili e allievi è
ancora molto basso in diversi paesi, in particolare in Portogallo,
Spagna e Italia - sarebbe molto interessante scoprire anche quale
tipo di macchine vengano utilizzate nelle scuole, ma questo non
è dato saperlo. L'UE ha posto il processo di informatizzazione
come un obiettivo primario, soprattutto per ciò che rigurda
la formazione nelle scuole; ma, come rileva giustamente Catrina
Ure dalle colonne informatiche di "The Standard", la
strada sembra essere tutta in salita. I numeri parlano chiaro:
l'esigenza "dal basso" di utilizzare il computer ha
fatto sì che coloro i quali avessero interesse ad utilizzarli
abbiano provveduto da soli e lo sviluppo costante di software
e piattaforme sempre più user friendly ha sicuramente svolto
un ruolo non secondario. L'enorme quantità di corsi d'informatica
finanziati dalle istituzioni non danno stranamente risultati apprezzabili,
almeno secondo le risposte degli intervistati. Ci si chiede: sarà
poi così utile utilizzare i soldi (tanti) dei contribuenti,
se poi nessuno pare riceverne benefici?
Per saperne di più:
http://europe.thestandard.com/article/display/0,1151,15685,00.html
I grafici e una parte dell'analisi dei dati sono stati tratti
da "The Standard" alla pagina indicata.
Fonti dei dati:
Eurobarometer, Novembre 2000; Ministries for Education,
ESDIS, Gennaio 2000.
I dati sulla scuola sono riferiti all'anno accademico 1999/2000.
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