I musei in rete (3)
Pietro Bussio
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Dopo aver trattato i musei denominati
“tradizionali virtuali”, per concludere vorremmo passare ai già citati
(vedi
1° parte)
“musei realmente virtuali”, riprendendo la definizione di questi
ultimi: il museo realmente virtuale è un museo che, a differenza
di quello fisico, non illustra virtualmente collezioni, edifici,
sale espositive, attività culturali varie realmente esistenti
e riconducibili a un ente fisicamente tangibile (il Museo); pur
trattando tematiche rapportabili ad opere, a reperti museali esistenti,
esso non si basa su modelli collezionistici preesistenti fisici
e da emulare, ma costituisce la sua esistenzialità nella
ricerca di moduli iperconnettivi testuali, audio-visivi
atti a illustrare percorsi ideativi-mentali-educativi originali
e stimolanti
intellettivamente e culturalmente. La sua ontologia si basa sulla
realizzazione di stilemi tipicamente museografici (può avere
una struttura organizzativa simile a un museo fisico specifico:
la pinacoteca, museo scientifico, ecc.), che però trascendono
dal perimetro museale tradizionale fisico (riconducibile a qualche
modello della realtà come abbiamo visto precedentemente)
per intraprendere percorsi di collegamento che possono coinvolgere
più musei, più opere, più personaggi, più luoghi,
più eventi, ecc. [1]. All’interno di questa tipologia
in realtà appartengono altre casistiche, spesso riconducibili
a quei musei tradizionali virtuali (che abbiamo già analizzato)
che tendono ad astrarsi e avvicinarsi ai “musei realmente virtuali”
occupando così una sorta di categoria a cavallo fra le altre
due (si pensi alle mostre on-line che, nel momento in
cui cessa il periodo di esposizione fisica, diventano delle realtà simili
ai musei virtuali dato che non hanno più un referente fisico),
ma soprattutto realtà creative artistiche autonome e nettamente
virtuali come la tecnoarte [2] o nello specifico la net.art,
che utilizzano Internet come medium [3], ma anche come sorta di
museo.
I musei realmente virtuali, tuttavia, assumono connotazioni particolari
e ontologicamente autonome nei confronti della produzione artistica
digitale nella Rete e in particolar modo nella net.art,
considerabile la realtà più interessante e innovativa
all’interno
di questo campo. La nozione contemporanea di museo come opera d’arte
[4], aggiungeremo totale, aderisce pienamente a questa
nuova concezione digitale: l’avvento dell’idea di realizzare
l’edificio
architettonico museale, non solo finalizzato all’esposizione
dei beni artistici ma progettato per unirsi e compenetrarsi con
la collezione contenuta, è paragonabile alla nascita del
concetto di Rete Internet definibile come museo nei confronti dell’arte
digitale, ma più correttamente nei confronti della net.art.
La trasposizione, da noi attuata, dal concetto di museo fisico
come opera d’arte totale a quello di Internet come museo
dinamico virtuale totale per la net.art (e diremo anche
per tutta l’arte digitale online), assume una maggior
chiarezza critica se considerato alla luce del postulato di “mcluhaniana” memoria
del medium come messaggio artistico e aggiungeremo, in questo caso,
come compagine ontologica di questo movimento. Pertanto la net.art trova
la sua manifestazione esistenziale nel medium della realtà digitale
(i bit e il sistema e l’immagine digitale sono considerabili
la sua linfa vitale, la sua unità base insieme alla rete
Internet) ma il suo contenitore è la Rete: noi per fruire
di queste nuove opere possiamo esclusivamente reperirle in Internet,
che a sua volta diventa così un globale museo virtuale,
ma anche lo strumento-medium privilegiato per proporle e diffonderle.
Questa ambivalenza della Rete come museo-opera d’arte
totale e medium artistico necessita di una riformulazione dei
parametri museali tradizionali-storici nei confronti
di questa
realtà, che tenga conto di una epistemologia dei nuovi media.
La net.art e la definizione di museo opera d’arte totale
ci porta al concetto formulato dalla critica Bazzichelli di network-museum.
Ma per capire profondamente questa nuova accattivante teoria è necessario
soffermarsi su un concetto basilare di tutta la rete Internet:
il rizoma.
Il rizoma si può considerare un reticolo molteplice di
entità polimorfe, infinito, che connette fra loro elementi
eterogenei, modificabili, acentrici, in comunicazione non gerarchica
fra loro. «Un rizoma non cesserebbe di collegare anelli semiotici,
organizzazioni di potere, occorrenze rinvianti alle arti, alle
scienze, alle lotte sociali. Un anello semiotico è come
un tubero che agglomera atti molto diversi, linguistici ma anche
percettivi, mimici, gestuali, cogitativi…» [5]. E ancora: «A
differenza degli alberi o delle radici il rizoma collega un punto
qualsiasi con un altro punto qualsiasi, e ciascuno dei suoi tratti
non rimanda necessariamente a tratti dello stesso genere, mette
in gioco dei regimi di segni molto differenti ed anche stati di
non segni. Il rizoma non si lascia ricondurre né all’uno
né al molteplice…» [6]. Il concetto di rizoma,
pur essendo stato formulato prima della realizzazione della realtà della
rete (il libro di G.Deleuze uscì in Francia nel 1977), ne
incarna profondamente l’essenza: il pensiero rizomatico privilegia
il molteplice, la relazione, la connessione, e fa della non sequenzialità e
del decentramento i suoi punti fondamentali; le somiglianze con
il sistema ipertestuale e con la configurazione e il funzionamento
delle rete stessa sono impressionanti e innegabili.
Il passaggio da rizoma al concetto di network elaborato da Tatiana
Bazzichelli, sotto l’ottica della collettività di
Internet, è assai breve «…il concetto di network
comprende la relazione biunivoca e orizzontale fra diverse entità uomo-macchina
in collegamento reticolare fra loro. L’individuo, interfacciandosi
con i computer, agisce creativamente sui codici comunicativi dando
vita ad un proprio percorso espressivo riversando nelle trame del
linguaggio digitale i propri link cognitivi. In questo
modo, ogni utente può lasciare le proprie tracce all’interno
degli ipertesti digitali, che costituiscono il flusso comunicativo,
agendo non più come entità isolata ma come nodo attivo
di una rete linguistica in mutazione progressiva… l’individuo
comunica con il medium attraverso un’interazione
psicomotoria, dando spazio sia ai propri impulsi percettivi che
cognitivi e nello
stesso tempo il medium comunica con l’utente mettendo
in scena le proprie potenzialità significanti.» [7].
Pertanto il network è considerabile un rizoma o forse più correttamente
un meta-rizoma (un rizoma di un rizoma). Gli artisti all’interno
del meta-rizoma contribuiscono a creare contesti di scambio-network e
gli utenti diventano il polo dinamico di tali reticoli bi-direzionali,
il tutto, se limitato a tematiche prettamente artistiche, assurge
a una funzionalità museale: «il network-museum va
considerato un contenitore aperto di elementi ed entità che
favoriscano la circolazione, distribuzione, evoluzione, interazione
del sapere,
al fine di dare origine a reti di relazioni sociali ed individuali.
Tali musei si presentano quindi come luoghi di scambio di immagini,
di testi, musica, che attraverso la loro digitalizzazione siano
visibili, fruibili e rimanipolabili da tutti.» [8]. E' ovvio
che in questi termini la “nuova musealizzazione” privilegi
il - e si basi principalmente sul - carattere divulgativo e comunicativo
culturale, ma rivelando una sincera e totale interattività:
abbiamo la totale libertà di interazione e non solo, poiché in
tali musei ogni utente può partecipare e cooperare al processo
creativo ed evolutivo. Quindi con i network-museums siamo
di fronte a uno spettatore attivo, dinamico, un co-autore insieme
agli artisti
digitali, la cui funzione diviene anche quella di creare contesti
di scambio e non di passiva fruizione. Il ruolo dell’artista
muta: non solo assurge alle sua funzione principale di creatore
e propositore, ma anche di produttore di network, e quindi recupera
una funzione sociale e comunicativa, persa a nostra avviso da molta
arte contemporanea degli ultimi anni, pertanto «il network-museum deve quindi facilitare la nascita dei processi comunicativi aperti
fra gli individui e deve essere luogo di produzione di comunicazione
collettiva ed orizzontale» [9].
Le nuova realtà artistica digitale, e in particolar modo
della net.art, consente, in merito a ciò, lo sviluppo
di una nuova museologia insita nell’esistenza dell’opera
d’arte, quindi rimangono ben poche la funzioni tradizionali
museali applicabili a questo nuovo movimento, e d’altronde
non avrebbero molto senso, ma in compenso se ne guadagnano delle
nuove assai interessanti: in realtà se consideriamo il sistema
dell’arte e le dinamiche pertinenti, constatiamo che storicamente
l’artista rimane estraniato da un eventuale rapporto diretto
con il fruitore, rapporto, ovviamente, rappresentato e risolto
dall’opera d’arte che concretizza la sua identità;
ma con la realtà del network-museum tutto ciò viene
stravolto si crea e permane un filo diretto tra artista e fruitore
caratterizzato dall’interattività e da una comunicatività a “doppio
senso”.
Emergono, in conclusione, alcuni interrogativi su questa nuova
realtà museale, su questo internet-medium-museo:
si potrà parlare
ancora di museologia tradizionale applicata a queste nuove forme
artistiche? Questi costrutti si potranno ancora definire musei
o, poiché tendono
a snaturare il concetto di museo, saranno degli antimusei?
Sarà necessario
coniare una nuova terminologia? Sono tutte domande a tutt’oggi
senza una risposta precisa e a cui è difficile rispondere in modo
corretto ed esauriente. Sicuramente il network-museum,
che esprime la realtà più interessante e innovativa
della fenomenologia dei musei “realmente virtuali”, introduce variazioni
che rifondono
in parte concezioni museologiche tradizionali: la conservazione
delle opere è discutibile, poiché spesso sono impermanenti
e performative, di conseguenza la tutela, la raccolta e il recupero
sono problematici, anche se esistono le memorie cache [10]
dei computer che consentono di salvare le opere, senza considerare
il fatto
che rimangono progetti aperti e dinamici che nello spett-attore,
esclusivamente all’interno della rete, trovano il loro compimento.
Tutto ciò ridefinisce il rapporto fruitore-opera, nella
ricerca e nella trasmissione culturale e anche nella didattica,
rapporto arricchito, a sua volta, dall’introduzione di elementi
di fruizione museale innovativi come l’interattività reale
e lo scambio biunivoco e rizomatico tra autore e spettatore. In
conclusione, urge dare al più presto una risposta concreta
a questi interrogativi alla luce, ormai, di un’accettazione
sempre più sentita e diffusa di questi movimenti culturali
nell’ambito storico-artistico [11].
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