I musei in rete (2)
Pietro Bussio
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La realtà dei musei virtuali,
soffermandoci sulle teorie di Antinucci [1], sviluppa una conoscenza
suddivisibile
in due tipologie semiotiche: a) la simbolica-ricostruttiva (direi
anche tradizionale), si legge un testo contenente linformazione,
si decodifica la stessa, si assembla e si elabora nella mente ciò a
cui il testo fa riferimento, b) senso-motoria si percepisce qualcosa,
si interviene con la propria azione, se ne avvertono gli effetti
ed ancora si interviene, ovviamente
il modo di apprendere senso-motorio è più potente dellaltro
e anche più naturale. Le nuove tecnologie e soprattutto Internet con la
sue caratteristiche di interattività fanno largo uso dellapprendimento
senso-motorio oltre a quello tradizionale simbolico-ricostruttivo: la predominanza
visiva nei confronti di quella testuale è inconfutabile, linterazione
sempre continua permette al fruitore di concorrere alla realizzazione dellinformazione
e infine la continua connessione al web concede laccesso a infinite
risorse in tempo reale. Abbiamo visto che i musei tradizionali virtuali si adattano
pienamente a questo tipo di conoscenza, poiché prediligono la conoscenza
visiva (tipica anche dei musei fisici), con la loro realtà interattiva
consentono di utilizzare il meccanismo senso-motorio e infine consentono di contestualizzare
le opere che la storia ha reso frammentari e frammentate.
Necessita tornare un attimo sul concetto di consumo a domicilio,
in quanto può essere
considerato uno degli strumenti principali che coordina la realtà del
rapporto museo tradizionale virtuale e utente indiretto. Questo processo riguarda
non solo i musei virtuali (riguarda anche la fotografia, il cine, il video,
i Cd-Rom, la televisione, ecc.), ma ha radici storiche più profonde
rappresentanti la cosiddetta epoca della riproducibilità tecnica [2].
Il consumo a domicilio permette di scegliere il momento di consumo, la durata
e lopera, ridurre il costo del singolo atto di consumo e ridurre il tempo
per accedere al consumo [3]; ovviamente, come si è già detto
prima, il contatto diretto dellopera è insostituibile e neanche
comparabile col contatto diretto, senza tralasciare i rischi connessi «alla
traduzione dell’opera darte tramite mezzi meccanici ed elettronici
con il potenziale indebolimento delle
emozioni estetiche» [4]. Si conviene tuttavia che il consumo
a domicilio dia la possibilità di una fermentazione ed esplosione di
un consumo culturale, seppur discutibile, non sottovalutabile allinterno
di un panorama storico-sociale futuro; è vero che oltre alla perdita
dei valori emozionali connessi alla fruizione fisica cè il rischio
(per altro tipico di Internet) di una spersonalizzazione dei rapporti e di
atomizzazione
della società,
ma discutibile, se consideriamo che i media come la televisione hanno
permesso la realizzazione di immagini, di rappresentazioni mentali e della
realtà diffusamente
condivise [5]. Daltronde il consumo a domicilio presenta dal
punto di vista culturale possibilità finora impensabili e realizza quelle
potenzialità sorprendenti
dei musei virtuali che ora seguiteremo ad illustrare.
Attuando una sintesi dei punti salienti che costituiscono le
peculiarità dei
musei virtuali tradizionali notiamo come comunemente i siti si dividano in
differenti sezioni il cui accesso è garantito
da hotword costituenti la barra di navigazione, tale meccanismo sviluppa
la possibilità di selezionare percorsi interattivi personalizzati
o guidati e gestire continui e volendo (in base alla più o meno accurata
realizzazione) infiniti collegamenti ipertestuali. Abbiamo anche visto
che la strutturazione delle varie parti di un sito è più o
meno simile: le parti create similarmente sono quelle dedicate ai servizi
informativi
di fondamentale importanza, il web permette laggiornamento in
tempo reale di qualsiasi comunicazione (orari, prezzi di biglietto, proroghe
mostre,
ecc.) superando qualsiasi altra fonte di informazione sulla reperibilità e
aggiornamento della notizia, sulla velocità temporale e sulla capillarità di
diffusione, e queste sono alcune potenzialità insite non solo in questa
realtà, ma anche estendibili a tutta Internet.
Comunque la parte più interessante
rimane quella dedicata al cuore del museo virtuale e anche
fisico: la storia, la collezione, ledificio, qua si fanno presenti
più differenze
tra le diverse gallerie, però riconducibili a delle osservazioni
generali. La traduzione digitalizzata delle immagine delle opere permette
la creazione
di cataloghi sorprendenti coadiuvata da ipertesti atti a contestualizzare
i beni (funzione spessa negata dalle strategie didattiche dei musei fisici):
la possibilità di presentare ogni singolo reperto allinterno
di una griglia di relazioni fattuali e intellettuali pronta ad evidenziare
il significato,
a collegarsi alla biografia del suo autore, esplicare la tecnica esecutiva,
la strutturazione, la storia, la committenza, a mostrare i documenti relazionabili
alla sua genesi e al suo eventuale successo, i modelli dispirazione,
le imitazioni, ecc.; «è dunque tecnicamente possibile ottenere
quellesplosione
dellopera
nel contesto» [6] difficilmente effettuabile in questi termini
con altri mezzi. La possibilità anche di accedere a queste informazioni
con lingue diverse (es. sempre due: quella del paese di locazione del museo
e linglese, ma spesso tante altre, anche se non in tutte le parti
del sito) ha un’utilità notevole e specifica del mezzo rispetto
ai supporti librari. Soffermandosi sui cataloghi virtuali notiamo che sono
un valido strumento
culturale affiancati a quelli cartacei, per altro difficili da reperire,
costosi, poco maneggevoli e spesso non troppo esaustivi, inoltre costituiscono
un
supporto compatto e poco dispersivo, caratteristica estendibile a tutto
il sito museale.
In generale le informazioni delle gallerie virtuali, data
la loro strutturazione informatica, sono facilmente trasferibili rispetto,
per esempio, alla carta
stampata, e sono salvabili nelle memoria del proprio computer, riesaminabili
in ogni momento
e incorporabili in qualsiasi
applicazione multimediale. Infine quasi tutti i cataloghi virtuali
sono strutturati con dei database: motori di ricerca molto
dettagliati, validi strumenti per indagini specifiche sul patrimonio
o su tematiche specifiche
connesse alle opere. Le sezioni dedicate alle collezioni e all’edificio
museale, oltre a basarsi ipertestualmente sul catalogo compiendo
collegamenti con le opere descritte da questo, sviluppano, tramite svariate
tecnologie,
la possibilità di visitare interattivamente esterno e interno
del museo fisico, con annesse sale di esposizione, contribuiscono a ricreare
virtualmente la visita
fisica, ma con svariate possibilità di interazione insite nel
consumo a domicilio in questa maniera attuato, oltre a soddisfare la
possibilità di
visita di tutti gli utenti impediti nella fruizione fisica: visitatori
che per varie ragioni non possono recarsi in loco (disabilità,
mancanza di risorse economiche, ecc.). A volte riscontriamo nelle pagine
delle gallerie
virtuali
delle sezioni dedicate alla storia dellarte o a tematiche generali
affini o non strettamente collegate alle opere del museo, che consentono
unesplorazione
dellopera basata su collegamenti con altri oggetti e sullesaltazione
del suo significato concettuale. Purtroppo sono ancora pochissime ed è auspicabile
il loro diffondersi e intensificarsi a breve termine data la grande utilità culturale
e didattica.
Unaltra struttura ricorrente in questi musei tradizionali
virtuali è quella
dedicata al forum, realtà di grandissima potenzialità comunicativa
grazie a una tecnologia anche audiovisiva (tramite anche chat-line),
che in tempo reale permette diverse e svariate tipologie comunicative:
visite guidate,
dimostrazioni, cicli di lezioni per utenti remoti, oltre allo scambio
continuo di informazioni tra fruitori e studiosi o la possibilità di
porre domande o quesiti specifici ai curatori o agli addetti al
mestiere.
Altra sezione comune a gran parte dei siti è quella riservata
agli archivi di segnalazione-collegamento, in cui si registrano liste
di altre pagine web tematicamente congruenti, che offrono nel
contempo link diretti
a ognuna di esse. Di fatto queste costituiscono una parte fondamentale
della realtà delle Reti museali, che affronteremo in
seguito. Ma indubbiamente una delle realtà più interessanti
di questi siti è quella
dedicata alle mostre, «esse
costituiscono dei veri e propri musei virtuali» [7] (tranne
che per la mancanza di un forum e di unovvia sezione architettonica),
ma soprattutto consentono di rivedere le mostre
trascorse e ormai impossibili da visitare fisicamente, e costituiscono
una risorsa
di
inestimabile
valore
culturale. In ultimo,
similari alla realtà appena
trattata, appaiono gli approfondimenti online dei restauri,
che consentono di completare il quadro ricostruttivo e filologico di
molti
artisti e pertanto
si rivelano molto utili agli studiosi.
Data questa analisi fenomenologica si sarà intuito quale
sia la tensione (in parte riuscita) dei musei virtuali tradizionali
ad incontrare un pubblico
molto disomogeneo età, lingua, livello culturale, aspettative,
ecc. -, tensione in gran parte ignorata dai musei fisici internazionali
imperniati su una strategia espositiva ricca di immobilità e
su una programmatica fissità evolutiva
delle collezioni: si pensi al processo di specializzazione
collezionistica in ambito museologico [8] e la mancanza di
informazioni importanti sulle opere oltre ai cartellini denominativi
nelle sale, a
volte risolti
con pannelli
con cui si cerca di illustrare e contestualizzare
(molto riduttivamente) lattività dellartista;
tutto ciò concorre
a una dimensione espositiva circoscritta, in cui mancano del tutto
interpolazioni con altri settori dell’attività artistica
e culturale e, soprattutto, in cui si avverte un forte limite espositivo-didattico
[9].
Tuttavia un forte limite che si può imputare ai musei
tradizionali virtuali, oltre alla mancanza di implicazioni emotive,
tra cui il concetto di aura assume
il ruolo discutibile di protagonista (mancanza comunque estendibile,
come abbiamo visto, anche al concetto di utenza indiretta), è il
mantenimento abbastanza rigoroso delle concezioni strategiche didattico-espositive
dei musei fisici:
nella maggioranza dei siti linvito alla visita riguarda percorsi
interni delle sale molto simili a quelli tradizionali con un forte
limite nei confronti
di un debordamento nel cyberspazio [10]. Cè unattenzione
a sviluppare siti museali troppo legati al loro modello fisico,
tensione forse comprensibile considerando
le pulsioni realizzative
odierne, volte finora a concretizzare le prestazioni più estreme
e sensazionali-tecnologiche a discapito di una riflessione efficace
sui modi di
utilizzo per precise finalità culturali. In realtà alcuni
musei americani stanno cercando di sviluppare politiche culturali
autonome mirate a
esaltare ed a sviluppare le loro peculiarità ipertestuali,
tralasciando un approccio museale-fisico-tradizionale e creando
una sorta di metamuseo virtuale
basato su strumenti iperconnettivi, che consentono di collegare
opere dello stesso artista e di artisti diversi sparse in luoghi
differenti e di consultare
una gran quantità di archivi. In questo modo si stimola
lutente
al desiderio di ricerche personali ed ad ampliare linterattività intesa
come partecipazione diretta alle problematiche artistiche e culturali.
Il cyberspazio conosce
però il suo pieno sviluppo nei musei realmente virtuali che,
poiché slegati
da qualsiasi parametro e riferimento fisico e reale, sono più adatti
a rappresentare e incarnare le forme di museologia più interessanti
e più valide
culturalmente: si pensi alla possibilità di creare mostre,
restauri virtuali o a riconcepire e riprogettare le sale o la disposizione
delle opere di una galleria.
Abbiamo tralasciato volutamente la tematica educativa dei musei
virtuali, poiché merita
una considerazione a parte: si sarà notato come i siti
riescano, seppur con qualche difficoltà, a sviluppare
argomentazioni culturali educative non facilmente trattabili
dalle gallerie fisiche, la tensione a realizzare continue
interconnessioni ipertestuali da parte dei musei virtuali
contribuisce a ricreare quel processo di ricerca e trattazione
del contesto che è uno dei più validi obiettivi
educativi che un museo può perseguire. Laffiancamento
a ciò della possibilità di
scambio di opinioni e di porre interrogativi tramite email o forum consente
ampiamente lo scambio diretto di informazioni complete e ricercate
in tempo reale, ovvero, come dice la Rossini, Internet e i musei
virtuali contribuiscono
a creare «una
straordinaria opportunità didattica
essendo essi
stessi uno strumento didattico per eccellenza almeno da tre punti
di vista:
- per la capacità interattiva che nessun
altro mezzo può eguagliare nel coinvolgimento dellutente;
- per le potenzialità informative (praticamente
sconfinate);
- per la risposta in tempo reale alle esigenze autoinformative
attraverso la possibilità di effettuare confronti e percorsi
personalizzati» [11].
Inoltre grazie alle varie sezioni storiche architettoniche e a quelle
dedicate alle mostre, alla collezione, alle visite tematiche, la
dimensione educativa conosce un quadro completo e approfondito, che
si accentua
proprio nelle pagine web denominate educational:
non solo dedicate allillustrazione delle attività pedagogiche
organizzate dai musei fisici, ma spesso caratterizzate da un vero
e proprio percorso didattico virtuale dedicato ai bambini, volto
a introdurli
alle tematiche culturali affrontate
dalle gallerie.
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