I musei in rete (1)
Pietro Bussio
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In questi ultimi anni si è spesso sentito parlare
e dibattuto sui musei
virtuali, sui musei on-line, dei nuovi rapporti tra Rete Internet e musei,
ma senza riuscire ad ottenere un quadro generale e sistematico di questo fenomenologia,
per tanto, alla luce di ciò, mi è parso interessante esporre unefficace
trattazione e delle personali riflessioni critiche su questo interessante concetto.
Per comprendere la realtà dei musei virtuali in generale
e in particolar modo quella dei musei tradizionali virtuali che
affronteremo in questa prima parte dellarticolo, è necessario
compiere una piccola digressione sul concetto di realtà virtuale,
a questo proposito può essere
utile avvalersi della definizione del dizionario Zingarelli: «Realtà Virtuale: tecnica
di simulazione in cui lutilizzatore, grazie a speciali dispositivi (caschi
con visiere, tute, guanti, ecc.) dotati di sensori collegati a un calcolatore
elettronico, ha una percezione globale e immediata dellambiente
simulato in cui è in grado di interagire senza barriere spaziali
e temporali» [1].
La definizione, a prescindere dall uso
dei dispositivi enunciati che non ci interessano strettamente (i musei virtuali
si servono principalmente della Rete Internet e per tanto di dispositivi,
per ora, solamente audio-visivi ), impiega le parole percezione e interazione, fondamentali
e peculiari nella comprensione concreta della realtà virtuale, ma anche
della realtà che noi per distinguere definiremo empirica; siamo in presenza,
apparentemente, di un vero e proprio ossimoro: da un lato il concetto di realtà o
meglio di reale «ciò che ha uneffettiva esistenza
non immaginaria» [2],
dallaltro quello di virtuale «ciò che
è solo teorico e ipotetico, simulato» [3].
In merito a quanto enunciato e soprattutto al nostro concetto di ossimoro
apparente reputiamo
molto delucidativa la riflessione di Odifreddi: «Noi costruiamo una visione
del mondo a partire dalle nostre percezioni [4]
personali, e lo rappresentiamo concretamente come un insieme di oggetti dellesistenza
indipendente, coi quali interagiamo [5]:
questa visione genera una nozione di realtà. Non
appena ci allontaniamo però dal livello personale per addentrarci nel
sociale, nel planetario, nel cosmologico, le rappresentazioni diventano più astratte:
esse cedono gradualmente spazio alla nozione complementare della virtualità.
Realtà e virtualità sono dunque estremi fra cui situiamo le concettualizzazioni
della nostra esperienza
» [6].
In quanto detto ci sembra che non ci sia nulla da aggiungere o da spiegare,
se non sottolineare la vera
complementarità fra
i due termini reale e virtuale, che in questo modo pur essendo estremi hanno,
così, una forte componente dicotomica.
Appurato il concetto di realtà virtuale non resta che
ridefinire il concetto di museo virtuale: «i
musei virtuali, questi possono essere la riproduzione digitale
in forma multimediale accompagnata dallesposizione
con tecniche di realtà virtuale di un museo realmente esistente,
o la creazione ex novo di una architettura museale che non esiste
nella realtà oggettiva [7].
Questo ultimo caso rappresenta sicuramente in modo più corretto il
concetto di virtualità anche se è oramai consuetudine definire
virtuale ogni oggetto surrogato in forma digitale» [8].
La definizione di Ronchi è chiarificatrice e assai corretta: la distinzione
delle due tipologie di museo, sancisce la diversità che caratterizza
queste due realtà spesso confuse a causa dell acquisizione linguistica-sociale
riconducibile a un problema di parole [9],
per dirla alla Saussure. Aggiungeremo, in merito a ciò, la nostra
scelta di nominare questo tipo di musei tradizionali virtuali ponendo
laggettivo tradizionale prima
di virtuale per chiarire la realtà inizialmente fisica seguita
da quella virtuale e distinguerla dai musei realmente virtuali, che
materialmente non sono fisicamente visitabili in quanto non sono tangibilmente
reali. Lutilizzo
più congeniale per i musei virtuali è la rete Internet,
con questo non vogliamo negare luso di diversi supporti (comunemente
li troviamo anche su piattaforma Cd-rom e oggi anche Dvd)
impiegati nella realizzazione, ma la realtà online permette
di adattarsi e sviluppare meglio le peculiarità insite nella loro
concezione: la reperibilità continua
di informazioni, lubiquità di collegamento, gli aggiornamenti
in tempo reale, la possibilità totale di scambio di informazioni di
qualsiasi genere (forum, email, ecc.). Spesso, però,
si genera confusione fra i diversi supporti che si assomigliano, dato che
possono esistere sia nella
versione online in rete, sia in quella offline in locale
[10];
ciò che differisce non è tanto la struttura logico-spaziale
del materiale esposto, ma la tipologia e la qualità di ciò che
viene presentato. Per ragioni tecniche scaricare unimmagine o un file
audio è una
operazione lunga, accedere agli stessi con un Cd-rom o Dvd risulta
invece veloce e molto agevole, almeno fino a quando in Italia non sarà usufruibile
sistematicamente la connessione a Internet con la banda larga e
tecnologie affini, ma a costi più popolari, inoltre il
disco ottico non è assolutamente modificabile, mentre le informazioni
contenute nel sito web lo sono in tempo reale.
Premettendo che la nostra società è una società dellinformazione
[11], anche i musei reali, in modo semplicistico ma veritiero,
ne trattano la
sua produzione, elaborazione, diffusione e quindi anche organizzazione
[12], per tanto le istituzioni museali si possono considerare dei
connettori di informazione in cui il rapporto con questultima
assume una trattazione molto particolare, non solo sul piano quantitativo,
ma anche qualitativo, in cui la realtà tecnologica
gioca un ruolo protagonistico realizzando aperture a nuove possibilità comunicative
portatrici di nuovi effetti sociali. Con questa riflessione limportanza
della realtà dei musei tradizionali virtuali assume un ruolo decisivo
sia storicamente, sia socialmente, a cui non si può sottrarre lipotesi
ragionevole di una galleria del domani sempre più ricca
di elementi reali e virtuali. Innanzitutto proprio sul rapporto di complementarità e
implementazione con i musei tradizionali è necessario dipanare un
nodo problematico generato da una cattiva interpretazione di questo fenomeno:
premettendo
che le funzioni fondamentali del museo sono la raccolta, conservazione
delle opere e
leducazione [13], non si può negare che il suo fratello virtuale
non le sviluppi altrettanto. Dal punto di vista del contenitore anche la
galleria virtuale raccoglie opere non tangibili poiché virtuali,
ma pur sempre la finalità rimane sempre la stessa, per quanto riguarda
la conservazione, e aggiungerei preservazione, spesso si è dibattuto
su questo punto considerandone le varie potenzialità «
del
rischio di deterioramento degli stessi beni museali. Ebbene, lo spostamento
del consumo da reale a virtuale può concorrere
al controllo della dinamica del rischio detto» [14]; tra
cui annoveremo quella di risolvere problemi di fruizione di beni in precarie
condizioni con
le possibilità sopra citate (es. sostituendo, laddove drasticamente
necessario – inagibilità dei locali di esposizione, gravi
condizione fisica dei reperti, ecc., la visita fisica con quella virtuale);
in ultimo
il frangente educativo
di cui la panoramica appena sviluppata ne dà ampia risposta (vedi
la sezione educational dei
siti del Met di New York o di tanti altri).
Una differenza considerevole tra le due realtà fisica e virtuale è lispessimento
e la varietà del rapporto del fruitore con il museo, punto cruciale di
qualsiasi dibattito, il visitatore fisico utilizza un contatto diretto nei confronti
delle opere, quello virtuale indiretto, cioè da qualsiasi punto esterno
del recinto del museo, quindi da una qualsiasi residenza o da qualsiasi altro
luogo tramite la rete; per esempio secondo Bertuglia possono accadere tre situazioni:
i) precedere quello diretto e, quindi, essere
di preparazione ad una visita già decisa;
ii) seguire e, quindi, essere di rielaborazione a seguito di
una visita effettuata;
iii) non avere alcuna relazione del tipo (i) o del tipo (ii)
con una visita, nel senso che, nel momento in cui il contatto viene
stabilito,
non
cè stata
una visita e non cè nemmeno la decisione di una prossima,
ma, invece cè solo lintenzione di una futura
visita oppure, nemmeno quella.
Il terzo caso (iii) merita due approfondimenti:
a) lutente del contatto indiretto non aveva alcuna intenzione di stabilire
il contatto diretto e, comunque, il contatto diretto non lo ha stabilito prima
e non lo stabilirà dopo. Il contatto indiretto, sostituto inadeguato di
un contatto diretto, è a fronte dellassenza di qualsiasi contatto,
unopportunità ed unoccasione di crescita informativa e culturale;
b) lutente del contatto indiretto aveva intenzione di stabilire il contatto
diretto, ma, dopo il contatto indiretto, vi rinuncia. Ciò può essere
per tanti motivi, quello che ci interessa è il seguente: lutente è così appagato
dal contatto indiretto da rinunciare al pur previsto contatto diretto, il quale
come abbiamo detto, talora è considerato incomparabile, ed in questo senso
insostituibile.
Questo punto solleva parecchi interrogativi inquietanti, tuttavia:
c) il contatto indiretto sollecita un contatto diretto che lutente non
aveva intenzione di stabilire (evento opposto a quello b);
d) il contatto indiretto con un museo induce lutente a
rinunciare al contatto diretto con il detto museo, poiché linsieme
dei contatti indiretti con un insieme di musei lo orienta verso
il contatto diretto con un altro museo
dello stesso insieme.
Purtroppo mancano tuttora verifiche empiriche
di tali comportamenti, che potrebbero essere molto utili nello
stilare una casistica (dobbiamo ammettere
però, anche se non a titolo ufficiale, che in un breve
sondaggio condotto personalmente e non solo [15], che considera
diverse
tipologie sociali di utenti Internet, pochi sono quelli riconducibili
agli
esempi negativi
e pertanto i contatti indiretti, si può dire in generale,
non generano una contrazione dei contatti diretti, ma semmai
una loro espansione) ed accertare lentità del
paventato effetto negativo: il contatto indiretto con un
museo che scoraggia il contatto diretto con lo stesso museo.
Tuttavia
in base agli approfondimenti
teorici condotti si suppone che il contatto indiretto non
costituisce un atto di consumo sostitutivo, bensì un
atto di consumo aggiuntivo o collaterale o complementare «In
generale si può ipotizzare una complementarità tra
visita reale e visita virtuale (tra contatto diretto e
indiretto),
la seconda potendo precedere o seguire la prima; la prima
potendo essere replicata
» [16].
Quindi il contatto indiretto della visita tramite il museo
virtuale (e non solo, poiché è estendibile
a tutti i servizi telematici) non è assolutamente
un consumo culturale sostitutivo al contatto diretto, ma è un
di più,
casomai implementare. Non bisogna dimenticare che questa
analisi è condotta
su una scala di tipo semplificato che tende ad far rientrare
lutente museale
in categorie particolari e chiuse, ma conserva una sostanziale
solidità atta
a sottolineare una rivoluzione ormai in atto sul rapporto
tra fruitore e i musei, che utilizza come canale privilegiato
i
siti virtuali e pertanto Internet.
Tramite questa rivoluzione la popolazione di visitatori si è ingrandita
e differenziata, quindi non solo tradizionali o fisici, ma
anche virtuali o telematici ed entrambi. Per via ipotetica si può delineare
uno scenario plausibile che tenga conto di quanto detto: in primo
luogo i visitatori tradizionali potranno
diminuire notevolmente inizialmente per poi riconquistare
la fruizione fisica, ipotesi possibile considerando lincremento
dellalfabetizzazione informatica
nella popolazione mondiale (la popolazione che non si è adattata
allutilizzo
della strumentazione elettronica, in realtà rappresentata
da individui appartenenti a unepoca precedente alla
grossa diffusione informatica ed oggi ormai adulti, è destinata
a scemare col passare degli anni); in secondo luogo gli utenti
tradizionali e virtuali potranno costituire, aumentando rapidamente,
laliquota di popolazione dominante: facilmente verificabile
se si considera la sopra citata evoluzione, lacculturarsi
informatico e linesorabile
scomparsa dei fruitori solo tradizionali. Spostando lattenzione
su questa aliquota sorge spontaneo linterrogativo quale
delle due realtà fisica
e virtuale prevarrà? A nostro avviso è più probabile
la seconda a causa della facile accessibilità e utilizzo
di Internet da parte dei fruitori, insite nel medium,
e la concretizzazione e intensificazione di un consumo a
domicilio «a mano a mano che una società diventa
più ricca il tempo diventa più costoso
la
rinuncia ad un ora di lavoro comporta il sacrificio di una
porzione di reddito
» [17]
scaturito dalla paradossale possibilità, in futuro
di poter comprare più beni,
ma di disporre relativamente meno tempo per consumarli. Ecco
che non essendo pensabile una dilatazione del tempo individuale
la realtà dei musei virtuali
e le infinite potenzialità insite costituirà un
consumo culturale a domicilio, che alcuni studiosi del progresso
culturale, come P. Valéry,
che auspicava lubiquità delle opere, consideravano
di grande pregio [18];
questultimo scenario sviluppa particolari considerazioni
positive e negative che cercheremo di affrontare successivamente.
Soffermandoci sulla fruizione dei musei tradizionali virtuali
notiamo che sempre nellutenza indiretta (tramite Internet)
il visitatore «Più che
di evocazioni egli è in cerca di informazioni
» [19] come
sottolinea Galluzzi lo sforzo dellutente remoto e finalizzato
a «unesigenza
di una ricomposizione unitaria e contestualizzante dei diversi
segmenti di questo patrimonio» [20], quindi
opera, potremo dire, un rifiuto di quelle «capsule
isolate i singoli beni delle singole istituzioni»
[21],
in questo modo la fruizione dei navigatori si distanzia
dallutenza
classica diretta in modo piuttosto radicale. Questa problematica
solleva una questione, a noi molto cara: la diversità delle
due esperienze, diretta e indiretta, che tende a massimizzarsi
sul concetto Romantico discutibile, ma
indubbiamente fondamentale di «aura» [22].
La visita fisica si impernia quindi su delle evocazioni soddisfatte
dalla percezione
dellaura delle
sale dei musei, quella virtuale non può, ma soprattutto
non vuole rievocarla; come si è già detto il
museo tradizionale virtuale non aspira assolutamente a supplire
quello fisico e pertanto ad incarnarne tutte le caratteristiche
ontologiche
di questo, anche se ne rimane collegato direttamente (la
strutturazione virtuale e simile a quella reale: abbiamo
sempre una suddivisione dei siti in sezioni
dedicate alla collezione, alle mostre, ecc.). Il concetto
di aura rimane
un elemento fondamentale dei musei reali, la fruizione virtuale
non vuole assolutamente emulare il contatto diretto con lopera
darte, inimitabile e imprescindibile
da unutenza diretta, ma piuttosto, come si è visto,
superare quelle «capsule» isolate
e rivoluzionare il modo cristallizzato di concepire il museo
operando nella direzione di una rete di interconnessione
dei vari siti tramite una realtà ipertestuale,
che come dice De Kerckhove [23], realizza anche un interrelazione
dei contenuti.
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