Ars Electronica 2004 Reportage (1). Lev Manovic
Simona Caraceni
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Lev Manovich (http://www.manovich.net/)
era presente a Timeshift,
l'edizione del venticinquennale di Ars Electronica a Linz. E' intervenuto
ad un incontro con stampa e partecipanti il 7 Settembre 2004.

Lev Manovich ad Ars Electronica 2004. Fonte: Rubra
Presentandosi, Manovich ha ripercorso la storia della sua vita
come una continua ricerca dei rapporti fra luce e tecnologia,
sia dagli inizi della sua esperienza in Unione Sovietica che nel
mondo
occidentale. L'elemento notevole notato da Manovich è stata
la forte correlazione fra capitale tecnologico e clima politico
degli stati che ha visitato. In Unione Sovietica si è trovato
in un momento di sperimentazione tecnologica in cui si stavano
compiendo i primi studi sulle interfacce, una sperimentazione
che porterà a sperimentazioni sui linguaggi dei network,
fino all'espansione del World Wide Web. Successivamente egli è approdato
negli Stati Uniti intorno agli anni sessanta del secolo scorso,
proprio nel momento in cui i vecchi media stavano avendo il massimo
dell'audience e del successo, e successivamente ha assistito
al momento successivo in cui il broadcast venne scavalcato dai
nuovi
media. Per lui il clima in cui si è trovato a vivere negli
anni sessanta è stato molto simile a quello che può essere
stato il clima delle Avanguardie, un clima di grande fermento
rivoluzionario: ci si sentiva come se reinventando le interfacce
si potesse reinventare
qualunque cosa. Mentre i media tradizionali erano governati da
una logica vicina a quella delle macchine, i nuovi media sono
governati dalla logica del software e dalle logiche delle interfacce
visive.
Interrogato sul suo celebre libro Il linguaggio dei nuovi
media, Manovich ha sottolineato come il testo, scritto nel
1996, si proponga come una lettura del clima comunicativo degli
ultimi 45 anni. La comunicazione, soprattutto quella di Internet
negli ultimi anni, sta portando ad un aumento vertiginoso del "Noise",
del "rumore comunicativo", e Manovich come molti altri
intervenuti ad Ars Electronica quest'anno inizia ad auspicare
ed ad ipotizzare l'avvento di un nuovo canale comunicativo dopo
Internet
che porti una stessa libertà espressiva, ma con una sostanziale
riduzione del rumore, della comunicazione ridondante e non sostenibile
rappresentata da Internet (pensiamo alle mail indesiderate, alle
troppe mail ricevute a cui materialmente non si riesce a dare
una risposta, o al proliferare di siti simili sugli stessi argomenti).
Sul tema della rappresentazione, Manovich considera la capacità dei
mezzi di rappresentazione di ricostruire la realtà (pensiamo
a film, foto e televisione), così come la forte spinta dei
mezzi visuali digitali di poter costruire degli archivi di immagini,
che possono essere montati o mixati in una logica di fruizione
post moderna. In definitiva, in questa logica, gli archivi possono
essere considerati una risorsa attiva per la creazione di nuovi
contenuti, o di costruire nuovi percorsi fra gli stessi contenuti.
Interrogato sui nuovi scenari lavorativi che i nuovi media
stanno aprendo, Manovich ha presentato il caso dell'opera premiata
con
la Golden Nica quest'anno - un'opera interattiva con le maggiori
chat di internet, che andava a ricercare frasi su argomenti variabili
per riproporle su un gran numero di piccoli display disposti
ad emicerchio in una sala ovattata e riempita di suono - ed ha
posto
a sua volta la questione di cosa accade quando grosse aree della
società divengono governate dal software. E' il software
che governa la vita, o la società che va a ridefinire
il software per le proprie necessità?
Riprendendo il tema di uno dei quattro grandi topic delle conferenze
di Ars Electronica di quest'anno, Manovich ha ripreso il tema
di "Disruption", facendo emergere la necessità di
far errori, una sorta di capacità artistica dell'errore,
in cui l'arte interattiva si va a mettere in discussione con
l'arte contemporanea, con il suo costante lavoro di re-interpretazione
delle tematiche o dei modelli del passato in una logica di network
creativo. Fare arte diviene un processo logico, un processo in
cui le logiche digitali vengono amplificate al servizio dell'arte "tradizionale".
Riguardo ai suoi più recenti progetti, come SoftCinema,
Manovich ha dichiarato che si tratta di unire il linguaggio tradizionale
del medium cinematografico con il linguaggio del video digitale,
per permettere di vedere altre logiche di costruire cinema.
Sui più importanti progetti presentati a questa edizione
di Ars Electronica, come Wikipedia,
o il lancio della licenza Creative
Commons in Austria,
Manovich ha dichiarato di come essi sono esempi di come il social
divide venga colmato dal software, e di come il digitale
porti l'arte al di fuori dei musei per avvicinare l'espressione
artistica
ad altri ambiti della società.
Le istituzioni per Manovich infatti risultano lente a riconoscere
ed a porre le nuove forma di espressione artistiche nei musei
insieme a quelle tradizionali. Il museo del futuro deve essere
un non-luogo,
uno spazio virtuale dove possano esistere opere del passato
insieme alle opere delle moderne pratiche artistiche supportate
dalle
tecnologie digitali.
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