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Carrizo-Parkfield Diaries: memorie dal sottosuolo
di Agnese
Benassi
Tempo
fa ho partecipato ad una conversazione a più voci sul tema 'Estetica
delle catastrofi',
dove veniva riportata la teoria delle catastrofi di Thom, che assimila
la catastrofe al momento della trasformazione tra due stati (ordini)
diversi. Allora avevo posto l'accento sulla trasformazione, cioè quel
momento di equilibrio instabile tra due equilibri diversi che poteva
essere temporalmente non qualificato, brevissimo come un sisma o infinitamente
lento, graduale, quasi impercettibile ai nostri sensi. Mi interrogavo
sul ruolo del sentimento della catastrofe, del suo impatto emotivo,
visto che se analizzata teoricamente sembrava perdere il senso di tragicità insito
nel termine. Altri aspetti erano poi stati discussi, ma un aspetto non era emerso:
quello della memoria.
Ed è proprio ciò che
invece indagano Christina McPhee e Jeremy Hight in Carrizo-Parkfield
Diaries,
un originale intreccio tra memoria, trauma e geomorfologia. Lo fanno
attraverso una installazione multimediale che ha
a che fare proprio con il breve attimo catastrofico del sisma, più precisamente
con i continui movimenti tellurici della faglia di S. Andrea in California,
tra Carrizo Plains e Parkfield. |  |
Christina McPhee è un’artista
dei nuovi media. Ha studiato letteratura e storia dell’arte
al Scripps College di Claremont e pittura sia al Kansas City Art
Institute che alla Boston University.
I suoi lavori riguardano la memoria e il tempo all’interno di paesaggi
elettronici complessi, e sono stati esposti in tutto il mondo.
Jeremy Hight è artista scrittore
e poeta, ha creato diversi lavori multimediali, uno degli ultimi è 34
North 118 West, un progetto che utilizzava la tecnologia GPS per
creare una narrazione che ha a che fare con il terreno, una storia
celata e i movimenti delle persone. Il suo saggio Narrative Archaeology è studiato
nelle università di tutto il mondo.
Insegna Visual Communication for Multimedia al Mission College di Los Angeles,
ed ha radici napoletane.
Sinthea (Sindee) Nakatani è una
programmatrice che, come lei stessa afferma, ha imparato molta della
sua conoscenza del codice da community online e risorse open source.
Ha programmato i Carrizo-Parkfiled Diaries seguendo, dopo varie opzioni,
l’approccio KISS (keep it small and simple), usando PHP, mySQL
and Actionscript. |
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L'installazione
completa è visibile alla Transport Gallery di Los Angeles fino al
16 aprile, ma ci sono anche gli on-line
diaries:
immagini video del posto e stampe digitali, suoni, musiche e testi contenuti
in filmati flash innescati da una sequenza numerica, alimentata e aggiornata
ogni ora da dati provenienti dall'attività sismica di quella zona
della California. Questi dati ‘collidono’ in un database contenente
dati dell’ultimo grosso terremoto, e questa ‘collisione’ innesca
le animazioni, ma non in modo casuale: “the number values determine
what is pulled, so a higher number value, meaning stronger quake, triggers
a different animation... stronger new quake, more intense the trauma in
writing and image...” [i valori numerici determinano ciò che è scelto,
così un valore più alto, che significa un terremoto più forte,
innesca un’animazione differente... più forte è il
nuovo terremoto, più intenso è il trauma nelle parole e nelle
immagini...].
Il meccanismo non è esplicito, ma guardando i diari
ci si accorge che a tratti ci sono delle animazioni più intense: “the
human trauma moves likes the landscape trauma, like they are the same...” [il
trauma umano si muove come il trauma del paesaggio, come se fossero la
stessa
cosa...].
Questa insolita narrazione colpisce per l'atmosfera che riesce
a creare, con immagini indistinte, musiche intermittenti e a tratti stridenti,
testi che danno l'idea di vissuto, frammenti di memorie post-trauma di
personaggi ed esperienze diverse. |
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Come
Thom, anche Hight vede un processo di continuità nell'evento
sismico: “The quake energy in the ground is chaotic, and yet has
structure, movement... than it ends and the ground and landscape has to
adjust, show damage, continue resonating for a time (aftershocks) and,
in a sense, has a physical memory”[L'energia del terremoto nel suolo è caotica
ma ha una struttura, movimento... poi finisce e il suolo e il paesaggio
devono aggiustarsi, mostrano i danni, continuano a muoversi per un po'
(scosse secondarie) e, in un certo senso, hanno una memoria fisica.]
Incrociando ricerche su psicologia, identità, trauma e geomorfologia,
Hight paragona la memoria umana all'esperienza dell'evento traumatico.
Come le persone vivono le esperienze in modi diversi a seconda del personale
vissuto, anche il terremoto può essere diverso a seconda del terreno: “...this
happened in the last San Francisco quake: the ground in north beach was
finer soil and it turned to a temporary liquid state... this is called
liquefaction” [questo è accaduto nell'ultimo terremoto di
San Francisco: il suolo a north beach era terra fine e si è trasformato
in un temporaneo stato liquido. Ciò è chiamata liquefazione].
La conformazione del terreno, del paesaggio fisico, come la conformazione
della psiche umana: questo l'interessante parallelo messo in scena
da Carrizo-Parkfield Diaries, per questo l’abbiamo accostato a Dostoevskij nel titolo.
Lui ha indagato le nevrosi della mente umana, qui la storia la scrive in
ultima istanza la terra, con la sua instancabile attività sismica. | 
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http://www.carrizoparkfielddiaries.net
http://www.christinamcphee.net
http://www.34n118w.net
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