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P.L. Capucci

Registrato: 30 Dic 2003 Messaggi: 131
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Inviato: Sab Nov 05, 2005 4:16 pm Soggetto: You, Robot. Antropologia della vita artificiale |
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Ricevo, e volentieri diffondo, l'informazione su questo libro di Riccardo Notte, uscito in giugno per Vallecchi ma di cui ho avuto notizia solo adesso. Gli dedicheremo una prossima recensione su Noema, dato che è un tema "caldo".
Riccardo Notte
You, Robot. Antropologia della vita artificiale
Vallecchi, Firenze, giugno 2005, pp. 174, € 18,00
Il robot è un’immagine che evoca sentimenti contrastanti. La sua splendente pelle d’acciaio, il suo sovrumano “sangue” elettrico, le sue fulminee facoltà mentali non inquinate da vizi, da passioni e dall’intenzionalità che orienta le azioni nel bene e nel male, esibiscono una modalità dell’essere paragonabile alla condizione semidivina. In un secolo e oltre di storia l’immaginario robotico è passato dalla “macchina supplente” alla prefigurazione di un nuovo stadio evolutivo dell’umanità..
La percezione di un nuovo tipo di “incarnazione” tecnologica permea a fondo le visioni e le aspettative della cultura scientifica, e seduce anche estese regioni della cultura umanistica, al punto da trasformarsi in una sorta di ideologia priva di fondatori dichiarati. L’umanità robotizzata del futuro è insomma nella percezione diffusa, e c’è chi autorevolmente dà per scontata siffatta transizione.
In You, Robot l’autore muove dall’analisi del programma cibernetico per mostrare che esso mira a ridefinire lo statuto dell’essere umano. L’espansione dell’artificiale sembra infatti inconcepibile senza una preventiva “artificializzazione” dei rapporti umani. Ma quali le finalità dell’alterazione dei modelli comportamentali e cognitivi preesistenti? E quali gli effetti etici e sociali? E perché scrittori, filosofi e artisti che si sono cimentati col mito dell’uomo artificiale da tempo lanciano messaggi preoccupati, che smentiscono l’intenso attivismo ideologico delle tecnoculture?
Una ben nota scuola di pensiero sostiene ad esempio che la vita organica e la tecnologia stanno formando una nuova e superiore sintesi. Eppure l’evidenza dei fatti mostra il contrario: la discontinuità ontologica dell’artificiale si insinua tra la rete degli esseri viventi e ne frantuma le connessioni. L’unica relazione compatibile è semmai la rete artificiale, stesa intorno all’uomo come un habitat psicosensoriale concreto, lanciato in insondabili profondità future. Ma anche in questo caso il distacco dalla rete naturale planetaria è un destino annunciato, già in parte attuato, e pagato a caro prezzo.
In realtà, parte del fascino del simulacro robotico, puntualmente amplificato dai prodotti della cultura popolare, deriva dal mito dell’affrancamento dalla catena delle esistenze effimere; è il progetto di una singolare, ambigua “stasi dinamica”.
Il robot, emblema antropomorfico dell’artificializzazione, seduce perché promette nuove strategie dell’immortalità. La letteratura fantascientifica (ma non solo), e poi il fumetto, il teatro, il cinema e le arti figurali da oltre un secolo hanno modellato i vari sensi in cui si articola questa originaria intuizione. Molte proiezioni inconsce, classificate dall’autore, illuminano aspettative e timori derivanti dalla progressiva artificializzazione dell’umano: la forma contemporanea e futura di disumanizzazione.
In conclusione, il robot compendia una peculiare fuga dalla “terrestrità”, ma governata dalla tecnologia. Di più: la robotizzazione dei rapporti umani promette un nuovo paradiso, una nuova utopia, una aspirazione che eliminerebbe l’instabilità, l’incoerenza, l’incertezza, l’indecidibilità e l’insieme di fluttuazioni cui è sottoposta la contemporaneità, in procinto di naufragare nella periferizzazione illimitata dell’umano.
L’uomo “artificiale” è dunque l’immagine onirica di un ente meta-umano, virtualmente stabile, la cui presenza diventa nuovo centro e nuova circonferenza nel mondo moltiplicato dalla pressoché infinita capacità di espandersi, di approfondire, di decentrare operata dalla tecnica. L’artificializzazione esprime tutta la forza di questa utopia concreta, e acquista un suo indefinibile ma inquietante fascino ogni giorno che passa.
L’autore: Riccardo Notte (Napoli, 1958) è docente di Antropologia culturale all’Accademia di Brera, a Milano. Muovendo dalle sue prime ricerche di logica e di epistemologia, sotto la guida di Michele Malatesta, presso l’Università “Federico II” di Napoli, dalla fine degli anni ’80 ha iniziato ad approfondire le ricadute sociali, politiche e culturali delle nuove tecnologie di comunicazione. Tra l’88 e il ’95 è stato redattore del bimestrale “Mass Media”, e ha collaborato a vari periodici italiani e stranieri. Intensa, quantunque collaterale, la sua esperienza di critico d’arte e di storico dell’arte e numerose le sue collaborazioni nell’organizzazione di mostre nazionali, tra le quali la XIV Quadriennale di Roma. È autore, fra l’altro, di Millennio virtuale (Roma, 1996), La razza stellare (Roma, 1999) , La condizione connettiva (Roma, 2002) e di You, Robot. Antropologia della vita artificiale (Firenze, 2005).[/i] _________________ Nature does not have to insist
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